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Cronaca semiseria di una giornata ai tempi del coronavirus a Molfetta
Vincenza Amato di "Quindici"
24 marzo 2020

MOLFETTA - La notte che diventa il giorno e il giorno, la notte. La fittizia compagnia di facebook che non crea legami ma li rimpiazza, post che scorrono inutili.
Ma che giorno è oggi - mi chiedo - e so di non saperlo e quindi, di conseguenza, sbaglio nel conferire i rifiuti.
Porto giù il mastello dell'umido e non mi insospettisco non vedendo gli altri mastelli. Si saranno sbagliati i vicini? L'importante è liberarsi dal mastello maleodorante poi mestamente risalito a casa il giorno dopo e pieno.
 Non è un problema di "spazzatura" ma di disorientamento. Si è persa la routine quotidiana e, con essa, i riferimenti temporali. Non si va più a lavorare, è stata sospesa qualsiasi altra attività, ogni nostro appuntamento che scandiva il susseguirsi ordinato dei giorni.
 I giorni si somigliano ma noi non siamo insofferenti, cerchiamo di amare questo sacrificio che ci è richiesto. La mente, lentamente, si abitua al meno e si accontenta.
 Lo smart-working, il lavoro agile ci viene in aiuto e ci fa sentire utili, interrompe una routine soporosa e ci riporta ai nostri impegni professionali e alla loro improrogabilità.
 Le lezioni da preparare, seppur in una nuova modalità, a distanza. Le telefonate quotidiane con gli alunni, disabili, con i quali è già difficile lavorare in presenza, la voglia di mantenere il contatto con loro e la loro felicità all'altro capo del telefono.
 Seppure in una situazione di privazione lavorare al computer, riconnettersi con il mondo e svolgere il proprio lavoro, rende più soddisfatti e diversifica il tempo.
 La data? Un numero, forse inutile, ogni appuntamento sul planning è stato da tempo cancellato. La guardi e subito dopo le palpebre si abbassano, cominci a fare previsioni e subito dopo smetti. Sorridi. Meglio non pensarci, forse manca un mese ancora.
 Ad oggi venti giorni di "distanziamento sociale" poiché c'è chi ha cominciato prima a stare a casa, prima del decreto e delle misure restrittive. Sto tranquilla, non è incoscienza ma voglia di non essere in ansia. Abbattersi, in una situazione già difficile non serve anzi indebolisce.
 Si vivono, inaspettatamente, momenti di felicità. La vicinanza continua e inesorabile delle persone che amiamo, con le quali si costruiscono nuovi rapporti. Una convivenza basata sull'affetto e l'aiuto reciproco. La condivisione di ogni momento di questa nuova e piccola "resistenza".
 È stato tutto inaspettato e la vita, ancora una volta, beffarda, ci ha sorpreso. La nostra permanenza forzata a casa, ad eccezione di un'uscita giornaliera, ricorda gli arresti domiciliari.
 In Cina il capocondomino svolge una funzione importante, anche da un punto di vista istituzionale. E' un'eredità del comunismo. Durante l'epidemia i cinesi non potevano mai uscire di casa, né passeggiate, né spesa. Ciò che doveva arrivare a casa arrivava a domicilio e i capocondomini avevano l'incarico di controllare che nessuno uscisse di casa. Quindi in Cina le misure restrittive sono state molto più severe rispetto alle nostre.
Comunque, in ogni caso, per loro è come se realmente fossero stati agli arresti domiciliari e così hanno affrontato l'emergenza, con questa disciplina e ora festeggiano già due giorni consecutivi a contagio zero.
Le sensazioni di chi è costretto a stare in casa: per molti è una pena, per tanti una opportunità. C'è chi si sente impazzire perchè stare a casa non è da tutti. Stare a casa, già in una situazione di normalità, significa stare bene con se stessi non sentendo obbligatoriamente l'esigenza di uscire.
 Stare a casa significa saper incontrare se stessi nel luogo più accogliente.
Nel luogo che è rifugio per l'animo ed ecco che succede qualcosa, si ritrova un cerchietto, nascosto nel comodino ed un quadretto a punto croce iniziato anni prima e mai finito.
 Chi si dedica alla cucina, riscoprendo l'amore verso il cibo e il piacere di prepararlo, chi legge come mai avrebbe pensato di fare, chi disegna o dipinge. E' un'occasione unica, insomma, per riscoprire se stessi nel luogo che ci è più caro. Bisogna essere curiosi, avere inventiva. Seppur in spazi limitati, mantenere sempre la mente attiva in tanti piccoli progetti.

Coltivare nuovi obiettivi e traguardi, nello studio ad esempio, obiettivi che danno un senso alla quotidianità e impegnano il tempo. Studiare, ciò che più piace, approfondire con una calma e con un tempo mai avuto. Prepararsi per un esame importante, esercitarsi per superarlo e ancora informarsi, trovare i canali privilegiati per farlo, quelli più attendibili. La carta stampata, l'informazione radiofonica più che televisiva.  Certo ogni telegiornale è un bollettino di guerra e la parola "picco" mette ansia persino a me ma mi sono imposta, ancor prima di restare a casa, di credere che la vita è gioia ed è gioiosa se nei nostri occhi brillano la speranza e l'ottimismo.
Sono stata scossa, come tutti, dalla visione delle bare nel cimitero di Bergamo, in un luogo coperto. Tantissime bare, disposte a raggiera. Non un parente vicino.
Non ho potuto accomiatarmi da mio padre prima della sua morte, era in un paese lontano.
Era in coma ed è morto da solo durante la notte. I pazienti in terapia intensiva, invece, sono lucidi fino alla fine e muoiono da soli. Non hanno nessuno, non possono essere abbracciati dai loro cari. Non ci sono esequie.
Le bare di Bergamo erano sole come quelle dei migranti di un grande naufragio. Trasportate, poi, dalle camionette militari in fila ordinata, forse la scena più terribile, quella che più di tutte ci ha dato la misura della tragedia.
E poi piccoli segnali, che non ci fanno sentire soli. L'antica biblioteca di Sarajevo, completamente rasa al suolo durante la guerra e splendidamente ricostruita, illuminata dal tricolore, così come Betlemme, il muro del pianto, il Burja Kalifa, il grattacielo più alto del mondo, tanto onore per ciò che stiamo affrontando e tanta vicinanza dagli altri paesi.
La task-force di dottori proveniente dalla Cina e anche da Cuba, l'aereo carico di respiratori e di presidi di prima protezione. Certo poi c'è la sgradevolezza di Cristine Lagarde, Boris Johnson che parla di immunità di gregge se va bene, se va male invece dice di prepararsi a perdere i propri cari mentre gli inglesi affollano numerosi i concerti e, fino a ieri, pub e ristoranti sono stati aperti e poi ancora le uscite inascoltabili di Renzi sul governo, facile giudicare a posteriori e dire che si è sbagliato, chiunque si fosse trovato al governo avrebbe sbagliato, è una situazione nuova, sconosciuta, contro un nemico subdolo e invisibile. 
Il nostro stato d'animo, di fronte a questo bombardamento di notizie, migliora e poi peggiora per migliorare ancora. Essere felici e di buon umore non è difficile e giova.

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Autore: Vincenza Amato
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