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Cresce l’opposizione al Terminal ferroviario di Molfetta. Sinistra Italiana Molfetta e Area pubblica: pieno sostegno al comitato, opera inutile e dannosa «La delibera di giunta va revocata e il sindaco venga in consiglio comunale»
02 febbraio 2021

MOLFETTA – Cresce l’opposizione nei cittadini e tra le forze politiche di opposizione al nuovo terminal ferroviario di Molfetta. Il sindaco Minervini rischia di ritrovarsi contro l’opinione pubblica della città che si sta mobilitando contro quest’opera giudicata inutile e dannosa e con l’accusa di andare avanti contro la città, senza ascoltare nessuno, come sta facendo sulla via delle cementificazione del territorio.

Ora è la volta di Sinistra Italiana e del Movimento politico “Area Pubblica” che ha come riferimento l’ex vice sindaco avv. Bepi Maralfa.

 «Abbiamo partecipato con grande interesse alla prima riunione del Comitato No Terminal, organizzata da un gruppo di cittadini attivi che coordinano la battaglia contro l’ennesima grande opera inutile che rischia di incombere sul nostro territorio – dicono Sinistra italiana e Area pubblica -. Si tratta di un terminal ferroviario con piastra logistica per la cui realizzazione rischiano di essere cementificati 12,5 ettari di territorio, perlopiù campagna, con un’opera da 70 milioni di euro, pensata come opera complementare del Nuovo Porto Commerciale.

Condividiamo pienamente le preoccupazioni del Comitato. Prima di tutto, l’opera impatta su una zona ad alto rischio idrogeologico. Consumare ancora suolo in quella area rischia di mettere ulteriormente in pericolo il nostro territorio, già molto fragile e compromesso dai numerosi insediamenti della zona industriale.

Non va sottovalutato anche l’alto impatto paesaggistico generale: siamo vicini a Torre Calderina e all’Ospedaletto dei Crociati, aree ad altro pregio che meritano tutela rafforzata dell’intera campagna dell’area di Ponente e non ancora altro cemento nei dintorni. Sarebbero, poi, numerose le aree private soggette ad esproprio, tra cui numerose imprese agricole, con espianto di ulivi e alberi da frutto.

Ma, al di là del merito, è il metodo con cui l’Amministrazione continua a procedere a essere inaudito e inaccettabile. Il procedimento amministrativo con cui l’opera è stata approvata, a guardare le carte, non sta in piedi.

Il progetto in questione è stato proposto il 10 agosto scorso con una nota protocollata da un imprenditore privato (Totorizzo, ndr) direttamente al Sindaco che, in tutta risposta, ha contratto un accordo a doppia firma (la sua e quella dell’imprenditore) su carta intestata del Comune, attraverso lo sbilenco strumento dell’ “atto d’impulso”. Solo il 23 settembre, le carte arrivano in giunta, per una ratifica di un accordo bilaterale già fatto.

Nessun processo di partecipazione è stato attivato, nessun passaggio nelle commissioni consiliari o in Consiglio Comunale e la convocazione di una giunta postuma rispetto ad accordi già presi. Tutto questo ha dell’incredibile!

Ed è per questo che chiediamo la revoca della delibera di giunta del 23 settembre scorso, che contiene chiarissimi dubbi di legittimità. Il Comitato ha fatto emergere con chiarezza tante altre contraddizioni: la mancata conformità alla pianificazione urbanistica e al Piano regolatore portuale, su tutte. Noi aggiungiamo un’ultima ragione per scandire il nostro “no” all’opera e unirci alla battaglia del Comitato.

Come possiamo dare il via a opere complementari del Nuovo Porto Commerciale se non abbiamo alcuna certezza che l’opera Porto verrà conclusa e sarà funzionante? Sono in corso lavori di mera messa in sicurezza, dopo tre anni e mezzo della nuova amministrazione e dopo tante inutili promesse, non mantenute né mantenibili. 

Nessuno ha certezze sui possibili nuovi dragaggi, né sull’edificazione del Centro Servizi, né infine sul business plan che renderà operativa l’opera. Come si può continuare a raccontare alla città la favola del Grande Porto, quando due ditte su tre che stavano eseguendo i lavori sono fuori dall’ATI, con la Cmc unica esecutrice dei lavori, che li ha peraltro ceduti in subappalto, come se tutto questo fosse normale?

Le ombre sulla prosecuzione dei lavori del Porto sono troppo lunghe per metterci nelle condizioni di avviare anche solo la discussione su possibili opere complementari, come un terminal ferroviario con piastra logistica! Edificato da un privato che si candiderebbe a essere monopolista del business legato al Nuovo Porto? Siamo davvero fuori da ogni accettabile ragionamento!

L’Amministrazione pensi a cosa fare dell’area di Miragica, che rischia di rimanere un cimitero di giostre e cemento. E pensi a fare opere utili per i cittadini, come le opere di mitigazione idraulica o il completamento del Parco di Mezzogiorno o la riapertura della piscina comunale.

Sosterremo il Comitato No Terminal in ogni sua azione - concludono Sinistra Italiana Molfetta e Area Pubblica - e prepareremo un’interrogazione consiliare urgente, per portare la discussione su quest’opera in Consiglio Comunale e restituire trasparenza e legalità all’intero procedimento».

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