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Covid, la guerra sull’istruzione. Il ministro Azzolina contro Emiliano: devi riaprire le scuole. La replica: no, ci sono troppi contagi
Lucia Azzolina e Michele Emiliano
09 novembre 2020

Le nuove misure adottate con il Dpcm per frenare il numero dei contagi da Covid stanno creando conflitti con le Regioni soprattutto sul fronte scolastico.

Infatti è proprio sulla scuola che si gioca la scommessa fra chi ritiene che si possa praticare la didattica in presenza (il governo centrale) e chi ritiene che sia pericoloso (la Regione Puglia).

Lo scontro è ormai evidente e nessuno sembra disposto a cedere di un passo, a conferma che la modifica il titolo V della Costituzione sulle autonomie locali, si sta verificando inadatto alle situazioni di emergenza, quando il conflitto di poteri può divenire paralizzante.

E’ quello che sta avvenendo fra il ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina e il governatore della Puglia, Michele Emiliano.

La prima invita il secondo a ritirare o rivedere l’ordinanza regionale di chiusura delle scuole, e il secondo non cede per l’alto numero dei contagi fra studenti, docenti e genitori.

Azzolina giustifica la richiesta con i disagi che stanno subendo le comunità scolastiche e le famiglie confuse e disorientate. Le scelte di Emiliano vengono considerate in contrasto con il Dpcm del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in quanto la regionalizzazione dell’istruzione viene considerata pericolosa.

In più vengono ricordati i finanziamenti statali per permettere la didattica in presenza: quest’anno sono stati già oltre 510 i milioni di euro stanziati per le scuole pugliesi, tra fondi per l’edilizia e risorse per l’emergenza, dai 47,5 i milioni stanziati per la didattica digitale nelle scuole pugliesi per investimenti su piattaforme, formazione del personale, per l’acquisto di tablet, pc, connessioni, kit digitali per gli studenti meno abbienti e non solo.

 

Il ministro vuole anche sapere cosa la Puglia stia facendo per la ripartenza: “La relazione dovrà contenere, inoltre, una puntuale indicazione in merito alle iniziative poste in essere per garantire modalità efficienti di organizzazione del trasporto locale correlato alle esigenze di riapertura delle scuole, all’utilizzo delle risorse stanziate e all’attuale attività di programmazione in vista del futuro ritorno a scuola anche delle studentesse e degli studenti della scuola secondaria di secondo grado”.

L’Azzolina attacca Emiliano anche sul piano costituzionale: “Non si può trasformare l’Istruzione in un servizio a domanda, quale non è e non può essere, specie nella fascia dell’obbligo. A dirlo è la Costituzione, che non prevede una indiscriminata e pericolosa regionalizzazione del sistema di Istruzione. C’è poi la necessità di preservare l’autonomia delle istituzioni scolastiche da interventi di dubbia legittimità e congruità previsti dall’ordinanza”. Infine il ministro non salva nemmeno i sindaci pugliesi: “Il ministero sta monitorando la spesa relativa ai fondi per l’edilizia leggera da parte degli enti locali. In Puglia, ad oggi è stato speso il 61,94% delle risorse assegnate rispetto al totale. Quanto alle risorse per affitti, noleggi e adeguamento spazi, solo il 42% degli enti locali beneficiari della Regione Puglia che sono stati autorizzati ha attivato ad oggi contratti di affitto e noleggio per garantire il distanziamento imposto dall’emergenza Covid”.

La risposta del governatore Emiliano

Il governatore della Puglia Michele Emiliano non cede alle pressioni del ministro dell’Istruzione Lucia Azzolina per la riapertura delle scuole.
«La Ministra Azzolina mi preannunzia una generica richiesta di ritiro o correzione della mia ordinanza n. 413 che ha reso immediatamente e temporaneamente obbligatoria l’organizzazione della Didattica a Distanza sincrona anche nelle scuole del ciclo primario. Il mio provvedimento è stato reso necessario e urgente dall’elevato numero di studenti, insegnanti, personale scolastico e loro familiari contagiati e posti in quarantena, che ha determinato una situazione di rischio epidemiologico elevato. Parliamo di migliaia di persone.

Come si può da parte di un ministro preannunciare con un comunicato stampa, senza anticipare alcuna motivazione, una richiesta di modifica o ritiro di un provvedimento urgente emesso da un presidente di regione con grande sofferenza e rispetto verso il mondo della scuola al solo fine di prevenire ulteriori contagi?

Emiliano respinge anche l’accusa di ritardi imputabili al governo regionale e si dichiara pronto a “stanziare risorse aggiuntive” per i trasporti qualora ce ne sia bisogno. In ultimo traccia un quadro dei contagi avvenuti in classe nel corso delle ultime settimane: “In un solo mese dall’apertura delle scuole sono risultati positivi almeno 417 studenti, 151 positivi tra docenti e personale scolastico e almeno 286 scuole sono entrate in contatto con casi covid. E migliaia e migliaia sono gli studenti e il personale scolastico attualmente in isolamento per contatto stretto avvenuto a scuola con casi positivi.

La nostra ordinanza, ha carattere temporaneo – aggiunge Emiliano - e quindi non può definire un modello scolastico alternativo a quello individuato dalla Costituzione. L’ordinanza si limita a definire la Didattica a distanza come uno strumento di tutela della salute pubblica temporaneamente insostituibile, data la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale per pandemia e gli alti contagi che il mondo della scuola, e più in generale la Regione Puglia, registra nel periodo di vigenza dell’ordinanza stessa.

L’ordinanza n. 413 è scritta in pedissequa applicazione del Piano Scuola del Ministero dell’Istruzione: “Qualora l’andamento epidemiologico dovesse configurare nuove situazioni emergenziali a livello nazionale o locale - è scritto nel Piano - sulla base di un tempestivo provvedimento normativo, potrebbe essere disposta nuovamente la sospensione della didattica in presenza e la ripresa dell’attività a distanza, attraverso la modalità di didattica digitale integrata. […] Si dovranno necessariamente e preliminarmente individuare le modalità e le strategie operative per garantire a tutti gli studenti le stesse possibilità, in termini di accesso agli strumenti necessari per una piena partecipazione».

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