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Covid, io, cittadino in attesa, mi sono vaccinato come riservista a Molfetta. Ecco come è andata: funzionalità e criticità Alcuni suggerimenti al sindaco Minervini e al comandante della polizia locale Aloia: migliore comunicazione e canalizzazione delle code sotto controllo per evitare caos e assembramenti
L'assembramento all'hub vaccinale
19 aprile 2021

MOLFETTA – Continuano le vaccinazioni contro il Covid anche dei riservisti (coloro che non hanno prenotazione o l’hanno lontana nel tempo) a Molfetta.

Dopo la lettera inviata da una signora a “Quindici”, con la quale lamentava la confusione che si creava all’hub vaccinale dello stadio di atletica “Cozzoli”, ho voluto verificare di persona, facendo anche da… "cavia", con un po' di timore per l'AstraZeneca e sfidando anche la superstizione: era il giorno 17. Così, armato di pazienza (e ce ne vuole tanta), mi sono recato al centro e ho chiesto di parlare con un responsabile del servizio. Si è presentata la dott.ssa Nunzia Azzollini che gentilmente mi ha spiegato che vengono vaccinate prima le persone con prenotazione e, poi, terminato l’elenco, siccome molti non si presentano, viene dato spazio ai riservisti, in base alle dosi avanzate e al tempo rimasto fino alla chiusura del centro, prevista per le ore 20.

Poi sono uscito dall’hub e mi sono messo in coda fra i riservisti, in attesa di vaccinazione. Arrivato il mio turno, sono entrato e ho potuto constatare e apprezzare il funzionamento del servizio e degli operatori sanitari, dei volontari e della polizia locale, alla quale va attribuito quantomeno l’oscar della pazienza per la capacità di resistere e rispondere a cittadini spesso (anche a torto) esasperati. 

Ma qui, all’esterno della struttura, sono cominciati i problemi e le criticità che vi racconto, cercando anche di spiegare come funziona il servizio, anche perché da parte del Comune e della Asl è mancata una comunicazione efficace e tantomeno chiara, che avrebbe potuto e potrebbe migliorare il servizio evitando confusione, assembramenti e quant’altro.E' venuto anche il sindaco Tommaso Minervini a controllare l'andamento delle vaccinazioni e ha visto gli assembramenti nelle due file.

A dividere i prenotati dai riservisti, c’era solo una fila di transenne, che, ovviamente favoriva gli assembramenti dei cittadini che tendono sempre a farsi avanti e a concentrarsi all’ingresso. Quindi, tutto perfetto e veloce dentro, fuori lentezza e assembramenti. La polizia locale e la stessa dott.ssa Azzollini hanno raccomandato più volte di non ammucchiarsi. E’ stato ripetuto che avevano diritto a vaccinarsi prima i riservisti oltre i 70 anni. Tutto inutile.
La dott.ssa Azzollini mi ha fatto giustamente rilevare che le disposizioni su prenotazioni, precedenze e turni vengono fissate dalla Regione (che ha fatto anch’essa un po’ di pasticci, con buona pace del presidente Emiliano che, invece, di ammettere gli errori, se l’è presa con i giornalisti: troppo facile, ma assolutamente inutile quando i fatti dimostrano il contrario). Ma l’organizzazione esterna dipende dagli operatori locali (Comune e Polizia urbana).

Ecco perché ci permettiamo (fa parte del nostro lavoro) di offrire qualche suggerimento al sindaco Tommaso Minervini e al comandante della polizia locale Cosimo Aloia. Per evitare confusione, occorre dare un’informazione precisa ai cittadini, non generica come quella semplicistica di rispettare le prenotazioni. Altrimenti che senso avrebbe l’invito a presentarsi fino a esaurimento delle dosi, di fronte alla rinuncia di molti prenotati?
Basterebbe realizzare due file utilizzando le transenne (e ce ne sono tante) in modo tale da consentire il passaggio di una sola persona per volta, sia fra i prenotati, sia fra i cosiddetti riservisti. E provvedere (questo tocca alla polizia locale, non agli operatori sanitari o ai volontari, venuti più volte all’ingresso per calmare la folla) a mantenere il distanziamento,  aumentando di due unità gli agenti. Gli inviti verbali non servono a nulla e si è visto. Poi, esauriti i prenotati, provvedere a far entrare i riservisti sulla base dell’età (non è sufficiente dire, ai cittadini in attesa, che devono entrare solo gli ultra settantenni, la gente non rispetta le regole), controllando i documenti all’ingresso, non all’interno, come voleva fare qualche agente, che poi, resosi conto degli inconvenienti a cui andava incontro (cosa dovevano fare all’interno, rimandarli indietro una volta scoperto che avevano solo 60 anni o anche meno?) ha cominciato a controllare i documenti all’esterno, al momento dell’accesso all’hub.
Distribuire numeri di prenotazione a chi si fa avanti, non funziona, perché anche ieri abbiamo visto i soliti “furbetti” che hanno saltato la fila, pur non avendo l’età prevista.
Ecco perché basta organizzare meglio il servizio esterno, anche attraverso una comunicazione chiara ed efficace (cosa non avvenuta, perciò lo facciamo noi di “Quindici”), spiegando ai cittadini che è inutile recarsi all’hub alle 14 per aspettare fino alle 18, in piedi e al freddo, meglio recarsi alla struttura alle 18 quando si sono esaurite le liste dei prenotati e si possono calcolare le persone ultra settantenni che vanno vaccinate.

E’ così semplice, ma forse la difficoltà di comunicazione, fa diventare complicate anche le cose che non lo sono. Ognuno dovrebbe sforzarsi di fare meglio il proprio mestiere al servizio degli altri.

In conclusione, mi sono messo in coda, ho atteso il mio turno, fra i riservisti, e sono entrato quando è arrivato il mio turno: tutto ha funzionato perfettamente all’interno (fuori c’era ancora assembramento) e in 20 minuti (compresi i 15 di attesa post vaccino) era tutto finito.

Speriamo che i nostri suggerimenti siano accolti, in modo da vaccinare più velocemente più persone, evitando di sprecare dosi di AstraZeneca e tornare – solo allora – a riaprire tutto per la gioia dei cittadini e degli operatori economici.

© Riproduzione riservata

Autore: Felice de Sanctis
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