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Covid, Il Movimento politico Area Pubblica (Bepi Maralfa) chiede la chiusura di tutti gli istituti scolastici di Molfetta
28 novembre 2020

MOLFETTA – Il Movimento politico “Area pubblica” (Bepi Maralfa) a tutela della salute e del persistente e concreto rischio di contagio pandemico chiede la chiusura immediata e sanificazione degli istituti scolastici  di Molfetta.

Il presente elaborato si fonda su una analisi sociologica condotta dal Movimento Area Pubblica in conseguenza delle problematiche connesse al Covid-19, attraverso l’ascolto di persone del mondo delle famiglie, della sanità, della scuola, ma soprattutto di cittadini comuni e di genitori degli alunni soprattutto di quelli in tenera età.

Tenuto altresì conto della volontà della quasi totalità dei docenti, espressa nello sciopero del 25.11.2020 condivisa da moltissimi genitori degli alunni delle scuole di infanzia e primarie

Chiede che il Sindaco di Molfetta in osservanza dell’art. 32 della Costituzione sostenga il diritto alla salute dei cittadini facendosi portatore presso le Autorità competenti, ed assumendo a sua volta i seguenti provvedimenti

  1. La chiusura, a partire da ora, e sino alle festività natalizie di tutti gli Istituti Scolastici di Molfetta e salvo proroga determinata dall’analisi della curva dei contagi
  2. La sanificazione di tutti gli Istituti scolastici
  3. L’impegno di spesa finanziaria per l’effettuazione di tamponi a regime, con massima tempestività
 

I dati esperienziali.

La situazione dei tamponi in Puglia non è a regime e potrebbe essere senza dubbio meglio disciplinata. I tamponi, infatti, a differenza di Regioni con la stessa densità di popolazione, vengono eseguiti in notevole ritardo.

Non se ne comprende il motivo, che forse è ascrivibile al rischio di creare esubero di ricoveri ospedalieri, in assenza di strutture dedicate e di personale sanitario adeguati e quindi di svelare l’inconsistenza del nostro attuale sistema di protezione sanitaria, strutturale e numerico (personale sanitario).

Peraltro, non si comprende neppure la ragione del ritardo della chiamata alle armi dei 240 giovani medici che hanno fatto domanda per collaborare nel delicato sistema di protezione della Salute pubblica, tutelato dall’art. 32 della Costituzione.

In linea generale, si verifica che i prossimi congiunti del soggetto risultato positivo non vengono tempestivamente sottoposti alla prova del tampone e con essi neppure quelli con loro venuti a contatto. Tutto è affidato esclusivamente alla coscienza e responsabilità di ciascuno. Il ritardo nella esecuzione dei tamponi rende impossibile il tracciamento dei casi. Il numero telefonico dell’Ufficio Igiene non sempre risulta disponibile alla risposta.

Quanto al settore lavorativo, spesso capita di dover registrare frizioni tra lavoratore e datore di lavoro, conseguenti alla segnalazione di avvenuto contatto con soggetto positivo, giacché tale contatto potrebbe determinare – a detta del datore – una situazione di disservizio aziendale se non addirittura di interruzione del pubblico servizio nelle strutture pubbliche.

Talvolta, nel pubblico settore, è capitato che i vertici di struttura hanno “consigliato” al dipendente di porsi in aspettativa per malattia generica, evitando di segnalare l’avvenuto contatto con soggetto risultato positivo alla prova del tampone. Grave.

Il ritardo nell’esito del tampone, poi, ed il ritardo dell’immissione dei dati nel sistema di sorveglianza sanitaria, determina che persone positive al Covid 19 non soltanto non sappiano di esserlo ma circolino liberamente a contatto con altri, solo perché sono asintomatiche. In relazione a tale ultimo caso, aumenta il pericolo di contagio all’interno delle scuole e manca del tutto la tutela della Salute per i bambini.

Un approfondimento merita la questione dei laboratori privati, che la Regione obbliga a comunicare i casi di positività al Dipartimento di Prevenzione; sotto questo profilo si registra una notevole confusione. I laboratori privati infatti segnalano ufficialmente la positività di una persona, compatibilmente con i propri tempi, ma talvolta non riescono a comunicare il numero dei soggetti risultati negativi alla prova del tampone.

Scuole

Vi sono Dirigenti e Dirigenti, protocolli e protocolli. Vi sono anche protocolli non rispettati. Si è verificato il caso in cui l’addetto alla consegna delle mascherine lo abbia fatto, estraendole dal pacco, senza neppure adoperare i guanti, quindi a mani nude.

Si sono registrati numerosi casi di soggetti positivi all’interno delle scuole, ma non si è ritenuto di chiuderle per la relativa opera di sanificazione, tenuto conto del fatto che molti docenti cambiano aula dopo aver svolto le lezioni. Il controllo sulla avvenuta (o non avvenuta) sanificazione spetta esclusivamente al Dirigente ed è affidato alla sua coscienza. Si registra al riguardo una diversità di impostazione e di soluzioni da parte di ciascun Dirigente.

Siamo consapevoli che la Scuola è il luogo deputato alla socializzazione e che non può esservi vera educazione senza relazione umana. Come pure ben sappiamo che la DAD e la DDI non sono metodologie didattiche inclusive. Certo è, però, che la riapertura delle scuole ha determinato un’impennata nella curva dei contagi tra gli studenti della nostra Regione, tra i docenti e tra il personale scolastico. La presenza all’interno di un istituto scolastico di un solo soggetto positivo ha determinato infatti un effetto domino che ha generato casi secondari a cascata non facilmente rintracciabili e raramente denunciati, per cui molte scuole non vengono chiuse pur essendo chiaramente serbatoi di contagio.

Anche l’opzione della didattica mista adottata in alcuni istituti di scuola primaria e secondaria di primo grado della nostra città e della nostra regione sembra assolutamente inadeguata alle raccomandazioni di prudenza sanitaria e distanziamento sociale ribadite continuamente dai media.

Vista quindi l’esistenza di una situazione di prevenzione “a macchia di leopardo” negli Istituti scolastici della nostra città e della nostra Regione, e considerato l’aumento del numero dei contagiati, sarebbe auspicabile che l’Amministrazione locale e la Regione fornissero direttive univoche in merito alle modalità didattiche da preferire e svolgessero un’attenta attività di più capillare e sistematico controllo sull’osservanza delle regole anti – covid nelle scuole.

Le notizie hanno allarmato genitori, docenti e dirigenti. Le chat scolastiche impazzano e la preoccupazione avanza. Alcuni Istituti sono chiusi da settimane e si lavora con la Ddi anche con i soggetti con lieve, media e grave disabilità non tenendo conto dell’aspetto inclusivo.

Domicili domestici

Un cenno merita la convivenza tra soggetti positivi e genitori allettati, situazione estremamente critica sia per la impossibilità di eseguire la prova del tampone che per la prosecuzione della convivenza ed il rischio di contagio.

La nostra Regione, al pari di quelle più virtuose, dovrebbe implementare gli Hotel Covid (in Puglia ci sono circa 300 mila stanze di albergo) e creare una rete di immediata protezione della Salute attraverso il trasferimento dei soggetti negativi (conviventi) presso strutture alberghiere e bed and breakfast. E’ inutile dire che i fondi economici di copertura sono presenti nei bilanci regionali e locali e tale sistema di rete potrebbe addirittura rafforzare tutto l’indotto dei lavoratori, assistenti, operatori socio sanitari, attività di pulizia e ristorazione attenuando la grave crisi che attanaglia il settore occupazionale e degli esercizi pubblici.

Area Pubblica Molfetta

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