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Corruzione, arrestati il giudice Giuseppe De Benedictis di Molfetta e l’avv. Giancarlo Chiariello di Bari
Il giudice Giuseppe De Benedictis
24 aprile 2021

 BARI – Arrestati il giudice Giuseppe De Benedictis, 59 anni di Molfetta, Gip del Tribunale di Bari e l’avv. Giancarlo Chiariello, 70 anni, del foro del capoluogo pugliese con l’accusa di corruzione
Per la Dda, il giudice e il legale - entrambi in servizio a Bari - avrebbero stretto un «accordo corruttivo»: in cambio di denaro, il giudice avrebbe emesso provvedimenti favorevoli agli assistiti del suo «complice». La maggior parte delle persone che hanno beneficiato di arresti domiciliari o remissione in libertà apparterrebbero a famiglie mafiose o legate alla criminalità organizzata del territorio barese, foggiano e garganico. Proprio i collaboratori di giustizia avrebbero raccontato che questo «patto» tra i due era noto negli ambienti criminali. Tutto, secondo l’accusa, avveniva in cambio di soldi che venivano consegnati presso l’abitazione o lo studio del legale e persino all’ingresso di un bar vicino al nuovo Palazzo di Giustizia. I beneficiari di provvedimenti morbidi - secondo l'accusa - potevano così rientrare nel giro criminale, con vantaggio anche per il loro difensore.

L'inchiesta è stata portata avanti dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce - coordinata dal procuratore Leonardo Leone de Castris - dalla quale il 9 aprile è partito l'ordine di perquisizione di De Benedictis, che era stato pedinato mentre, alle 8 del mattino, si recava nello studio dell'avvocato Chiariello. In quel luogo, il magistrato e l'avvocato, si sarebbero incontrati più volte, così come nell'ascensore del palazzo, nell'ufficio del giudice e in un bar davanti il palazzo di giustizia. Nella mattina del 9 aprile - stando a quanto ricostruito dai pm - De Benedictis si sarebbe recato dal legale per riscuotere il prezzo della corruzione per avere disposto gli arresti domiciliari nei confronti di Antonio Ippedico, arrestato per associazione mafiosa.

Altri indagati in questa complessa vicenda sono gli avv. Alberto Chiariello, 40 anni, e Marianna Casadibari, 45 anni, collaboratori dello studio Chiariello, insieme all’avv. Paolo D'Ambrosio, 52 anni, di Foggia. C’è anche un appuntato dei carabinieri in servizio nella Procura di Bari, Nicola Soriano, 59 anni. Ancora Roberto Dello Russo, 41 anni di Terlizzi detto “il malandrino”, Pio Michele Gianquitto, 42 anni di Foggia, Paolo D’Ambrosio, 51 anni di Foggia e Antonio Ippedico, 49 anni di Foggia, gli ultimi tre ritenuti appartenenti al clan Sinesi-Francavilla e clienti dello studio Chiariello i quali avrebbero beneficiato delle scarcerazioni disposte da De Benedictis in cambio di denaro.

«I provvedimenti sono stati disposti dal GIP del Tribunale di Lecce su richiesta della Procura della Repubblica - Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce che ha coordinato lunghe indagini consistite in: intercettazioni telefoniche e ambientali, videoriprese in uffici e ambienti interni ed esterni, pedinamenti, dichiarazioni di collaboratori di giustizia, esame di documentazione, perquisizioni e sequestro di ingenti somme di denaro contante – è detto nel Comunicato della Procura di Lecce -.

L’ipotesi  su cui fonda l’impianto accusatorio della DDA di Lecce, anche fatta propria dal GIP, è quella per cui il giudice Giuseppe De Benedictis, GIP presso il Tribunale di Bari, e l’Avvocato Giancarlo Chiariello, dello stesso Foro, abbiano da tempo stretto un accordo corruttivo in base al quale in cambio di somme di denaro in contante, consegnate presso l’abitazione e lo studio del legale, o anche all’ingresso di un bar sito nelle vicinanze del nuovo Palazzo di Giustizia di Bari, il predetto magistrato emetteva provvedimenti ”de libertate” favorevoli agli assistiti dell’Avvocato Chiariello, tra i quali uno anche attinto dalla odierna ordinanza di custodia cautelare. I soggetti beneficiati, in gran parte appartenenti a famiglie mafiose o legate alla criminalità organizzata barese, foggiana e garganica, potendo contare sullo sperimentato accordo corruttivo tra il giudice e l’avvocato di cui sopra, (circostanza peraltro nota da tempo nell’ambiente criminale per come riferito dai collaboratori di giustizia), in cambio della corresponsione di somme di denaro, riuscivano ad ottenere provvedimenti di concessione di arresti domiciliari o remissione in libertà, pur essendo sottoposti a misura cautelare in carcere per reati anche associativi di estrema gravità, che gli consentivano di rientrare nel circuito criminale, con indubbio vantaggio proprio, del difensore e delle stesse organizzazioni criminali.

Nel corso dell’attività captativa sono state registrate conversazioni in cui il De Benedictis e il Chiariello discutono sulle strategie più idonee affinché il giudice possa motivare i provvedimenti più favorevoli ai clienti del predetto avvocato, contano il denaro poi consegnato al De Benedictis, ovvero discutono sugli  importi da imputare alla corruzione (ciò tanto all’interno dell’ufficio del GIP tanto all’interno dell’ascensore del palazzo ove il Chiariello abita, presso i quali gli indagati si sono ripetutamente incontrati e sono stati ripresi, con contestuale registrazione delle conversazioni, dalle telecamere nei pressi installate).

L’encomiabile lavoro dei carabinieri del Nucleo Investigativo di Bari delegati da quest’ufficio alle indagini, consentiva di acclarare che, nella giornata del 9 aprile scorso, a seguito di appuntamento fissato con modalità criptiche da collaboratori dello studio Chiariello, così come avvenuto in altre occasioni, il De Benedictis si sarebbe recato presso l’abitazione del legale per riscuotere il prezzo della corruzione dovuto per la concessione degli arresti domiciliari in favore di Ippedico Antonio, attinto da precedente ordinanza applicativa di misura cautelare in carcere per il reato di cui all’articolo 416 bis c.p., e successivamente collocato agli arresti domiciliari.

I militari, quindi, osservavano il De Benedictis incontrarsi con il Chiariello, salire presso l’attiguo studio legale dello stesso alle ore 8 del mattino, per poi discendere dopo qualche minuto con materiale cartaceo nelle mani e quindi, senza mai essere perso di vista dagli stessi carabinieri, salire sull’auto e recarsi in ufficio. Qui giunto il De Benedictis, ripreso dalle telecamere ivi installate con provvedimento di questo ufficio, tirava fuori una busta piena di banconote dal giubbotto e la riponeva nelle tasche dei pantaloni. A questo punto i Carabinieri intervenivano e procedevano ad eseguire decreto di perquisizione già emesso da questa Procura della Repubblica, sequestrando la somma in contante di circa euro 6.000.

Nell’immediatezza dei fatti il De Benedictis rilasciava a verbale dichiarazioni spontanee con le quali ammetteva di avere ricevuto poco prima dal Chiariello la somma in questione “per il disturbo” e di volersi dimettere dalla magistratura per la vergogna.

La perquisizione veniva quindi estesa presso l’abitazione del magistrato ove, occultate in alcune prese per derivazioni elettriche, venivano rinvenute e sequestrate numerose mazzette di denaro per importi variabili tra 2.000 e 16.000 € per un totale di circa 60.000 €, da imputare, in base all’interpretazione degli elementi di prova acquisiti, alla descritta attività corruttiva.

Sono inoltre stati raccolti elementi tali da ipotizzare che altri indagati siano coinvolti, oltre che in condotte corruttive, anche in fatti di rivelazione di segreti d’ufficio per avere acquisito e divulgato, illecitamente, notizie custodite in banche dati riservati e, relative a dichiarazioni di collaboratori di giustizia ancora segrete.

Oltre a ribadire il grande apprezzamento per l’eccellente lavoro svolto e la grande professionalità dimostrata dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Bari, questo ufficio desidera rivolgere un sentito ringraziamento all’Autorità Giudiziaria di Bari e Trani per la collaborazione istituzionale prestata e le segnalazioni trasmesse, che hanno consentito di concludere un’indagine assolutamente doverosa, anche se al tempo stesso dolorosa per tutti noi.

È opinione di questa Procura della Repubblica che la collettività, sia pure nel comprensibile disagio e disorientamento determinato dalla vicenda, possa trovare motivo di sollievo nella circostanza che proprio l’Istituzione Giudiziaria possieda gli anticorpi necessari per colpire i comportamenti devianti, e abbia, ancora una volta nella nostra regione, dimostrato di saper guardare al proprio interno e individuare le più gravi criticità.

E’ oggi più che mai necessario – conclude il comunicato della Procura - che, insieme all’Avvocatura, tutti gli Uffici Giudiziari proseguano nel proprio impegno volto ad assicurare un servizio efficiente e trasparente per la collettività».

Nel corso delle perquisizioni eseguite stamattina, contestualmente all’esecuzione dei provvedimenti di custodia cautelare in carcere nei confronti  del giudice De Benedictis, magistrato dell’Ufficio GIP di Bari e dell’Avvocato Chiariello, del foro di Bari, i carabinieri del Nucleo Investigativo hanno sottoposto a sequestro un importante quantitativo di denaro. Infatti nell’abitazione del figlio dell’avvocato Chiariello, anche lui indagato, in tre zaini nascosti all’interno di un divano e di un armadio sono stati rinvenuti circa 1 milione e 200 mila euro in contanti. Sono in corso accertamenti per verificare la provenienza del denaro.

Nei giorni scorsi lo stesso De Benedictis si era dimesso dalla magistratura, probabilmente perché al corrente delle indagini nei suoi confronti (quindi con la speranza di evitare l'arresto), chiedendo di essere messo in pensione con 8 anni di anticipo.

Il giudice Giuseppe De Benedictis, già nel 2010 aveva avuto una disavventura giudiziaria, come collezionista di armi: fu arrestato su ordine della Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere per la detenzione di un fucile, un'arma da guerra, che per l'accusa non poteva detenere. In quell’occasione al giudice furono concessi gli arresti domiciliari. Poi nel processo di primo grado in tribunale De Benedictis fu assolto, mentre in appello ricevette una condanna a 2 anni di reclusione (pena sospesa) dalla Corte d'Appello di Lecce.
Ma questa condanna fu annullata dalla Cassazione e la vicenda si chiuse con il successivo ritorno del giudice nelle sue funzioni di Gip al Tribunale di Bari.

Recentemente, a dicembre 2020, De Benedictis aveva emesso il provvedimento di interdizione dei vertici del Policlinico di Bari sul caso legionella, misura poi ribaltata dal Riesame.

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