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Coronavirus, il cuore sanguina spesso in queste giornate. RESTATE INFORMATI MA RESTATE A CASA. Continua l’iniziativa dei giornalisti di “Quindici” a Molfetta
Gianni Antonio Palumbo di "Quindici"
05 aprile 2020

 MOLFETTA – Continua l’iniziativa “RESTATE INFORMATI MA RESTATE A CASA” avviata dai giornalisti di “Quindici” a Molfetta per sensibilizzare i cittadini a restare a casa. Ad informarli, pensiamo noi.
Oggi interviene Gianni Antonio Palumbo, redattore di “Quindici”, del quale pubblichiamo, oggi domenica, una riflessione dall’autore fatta una domenica di marzo.

 

È ANCORA DOMENICA.

Sembra una domenica di marzo come tante, invece non lo è.

Ci si concede una pausa dalla didattica a distanza, che ha affollato le nostre giornate, affastellandole di impegni, di videolezioni, di messaggi, di correzioni di lavori degli studenti… è trascorsa un’altra settimana. Ci siamo affannati a darle una parvenza di normalità, magari celebrando Dante e i suoi versi bellissimi il 25 marzo. L’amato Montale, in fin dei conti, li aveva eretti come scudo contro il Male nella Primavera hitleriana, emblema di una religione laica sola a contrastare, forse in modo vano, l’avanzare del “messo infernale”.

Eppure l’inquietudine resta. E il cuore è un muscolo che sanguina troppo spesso, in queste giornate. Sanguina a vedere Papa Francesco salire solo, improvvisamente solo, e piccolo, improvvisamente piccolo (ma grande), sul sagrato della Basilica di Piazza San Pietro. Sanguina a ogni notizia delle persone care che vivono al Nord e trascorrono con maggiore angoscia il tempo dell’attesa. E anche le mani a volte sanguinano, a furia di lavarle per essere asettici e incontaminati.

Eppure è ancora domenica. Le bambine improvvisano passi di danza. La loro insegnante ha mandato dei video affinché possano esercitarsi e non perdere l’allenamento. Io, in questo non esente da vanità, mi perdo nella loro bellezza.

Eppure è ancora domenica. E mi commuove il Vangelo del giorno. Sembra scritto proprio per rispondere ai nostri interrogativi. “Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!” e poi ancora: “Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto”. E quel pianto di Gesù è l’emozione più grande di una settimana che finisce. Di un’altra che comincia. Un pianto così umano. Dolore, forse senso di colpa per non essere intervenuto in tempo, forse paura, umanissima paura, di fallire in quell’idea di resurrezione non ancora attuata e magari non attuabile, senza l’intervento divino. Quel pianto è il pianto di ciascuno di noi al cospetto della Morte.

© Riproduzione riservata

Autore: Gianni Antonio Palumbo
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