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Coronavirus: Coldiretti Puglia, in affanno le marinerie; necessari sostegni al settore
12 marzo 2020

BARI - In affanno le marinerie in Puglia per il crollo della domanda sui mercati italiani ed esteri a causa del Coronavirus. E’ quanto denuncia Coldiretti Impresa Pesca in Puglia che ha chiesto sostegni al Governo per superare lo stato di crisi, quali l’estensione alle imprese del settore delle misure di sostegno, di esenzione e di sospensione di tasse e contributi, attraverso sgravi fiscali e contributivi con il rinvio di pagamenti, compensazioni previdenziali delle giornate di lavoro perse, oltre alla concessione di mutui a tasso zero finalizzati all’estinzione dei debiti bancari, garantiti dallo Stato direttamente o attraverso ISMEA e strumenti agevolati di accesso al credito per rilanciare l’attività di impresa attraverso nuova liquidità.

Richieste inoltre misure straordinarie di sostegno all’occupazione tramite l’immediata estensione alla pesca della CISOA o, in subordine, l’utilizzo della cassa integrazione straordinaria in deroga e l’adozione di soluzioni di maggiore flessibilità nelle misure di gestione nazionali che, nel rispetto delle normative vigenti e in conformità con gli obiettivi della PCP e del CCNL, affidino la gestione di un plafond di giornate di pesca alla responsabile autodeterminazione aziendale. “Le marinerie in Puglia vanno assolutamente aiutate a superare il momento di grande difficoltà.

Di assoluto rilievo i numeri del settore in Puglia, il cui valore economico è pari all’1% del PIL pugliese e arriva fino al 3,5% - dice Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia - se si considera l’intero indotto, conta 1500 imbarcazioni, 5000 addetti, 10 impianti di acquacoltura e mitilicoltura. Le aree vocate sono prioritariamente Manfredonia, Molfetta, sud Barese, Salento, dove il pescato più importante è costituito da gamberi, scampi, merluzzi e mitili di eccezionale qualità”.

Negli anni in Puglia si è registrato – ricorda Coldiretti - il crollo della produzione, la perdita di oltre 1/3 delle imprese e di 18.000 posti di lavoro, con un contestuale aumento delle importazioni dal 27% al 33%.

 “Una crisi quella del settore ittico, che si trascina da 30 anni – aggiunge il direttore di Coldiretti Puglia, Pietro Piccioni – in un mercato, quello del consumo del pesce, che aumenta, ma sempre più in mano alle importazioni. La produzione ittica derivante dall’attività della pesca è da anni in calo e quella dell’acquacoltura resta stabile, non riuscendo a compensare i vuoti di mercato creati dell’attività tradizionale di cattura”.

Una rinascita che passa per il mercato e sulla quale Coldiretti sta cercando di impegnarsi a fondo, facendo partire iniziative di vendita diretta come nei Mercati di Campagna Amica a Foggia e a Brindisi, che hanno come obiettivo la semplificazione e la tracciabilità, attraverso il rapporto diretto tra pescatori e consumatori.

 

 

 

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