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Coronavirus, ciao Molfetta, ti racconto la mia quarantena a Milano. RESTATE INFORMATI MA RESTATE A CASA. Continua l’iniziativa dei giornalisti di “Quindici”
Giambattista Palombella
14 aprile 2020

MOLFETTA – Continua l’iniziativa “RESTATE INFORMATI MA RESTATE A CASA” avviata dai giornalisti di “Quindici” a Molfetta per sensibilizzare i cittadini a restare a casa. Ad informarli, pensiamo noi.
Oggi interviene Giambattista Palombella, già redattore di “Quindici”, che vive a Milano per motivi di studio e ci racconta la quarantena di un giovane di Molfetta che responsabilmente non è scappato dalla capitale lombarda al momento dell'esplosione della pandemia (come altri incoscienti che hanno portato il virus qui da noi).

 

Ciao Molfetta, ti racconto la mia quarantena

Ciao Molfetta, come stai? È da un po’ che non ci vediamo.

La prima cosa che mi interessa sapere è che tu stia bene, che non ci sono problemi o difficoltà.

Voglio sentirti energica, carica e senza il pensiero spaventato di quello che accadrà domani.

Oggi ho deciso che ti racconto un po’ di me e di come ho vissuto questo ultimo periodo della mia vita.

Partiamo dall’ultima volta che ci siamo salutati. Era il primo marzo ed io tornavo a Milano per dare inizio alla mia tesi di laurea magistrale, sapendo di poter iniziare il mio tirocinio dalla prima settimana di marzo. Ero pieno di energie e non vedevo l’ora di imparare qualcosa di nuovo nel campo dell’ingegneria clinica, ovvero tutto ciò che regola e gestisce la vita degli ospedali e delle loro apparecchiature. Ero sicuro che l’inizio non sarebbe stato dei più facili, visti i primi contagi di coronavirus già in regione Lombardia, ma questo non faceva altro che aumentare la mia voglia di imparare con più attenzione ed interesse.

Passa così la mia prima settimana di tirocinio ed arriviamo al venerdì. Avevo già organizzato con altri sette amici di Milano una piccola gita di un week end fuori dalla città; il venerdì pomeriggio ci spostiamo in montagna per regalarci una sana ricompensa dopo una sessione d’esame molto impegnativa in modo da scappare dallo smog della città e per prenderci una pausa dalle abitudini frenetiche quotidiane.

Dopo esserci sistemati per bene ed aver passato un rilassante sabato arriviamo all’ora di cena.

Eravamo tutti in cucina a preparare in tranquillità il nostro pasto quando sentiamo in televisione la notizia della bozza del dpcm (decreto del presidente del Consiglio dei ministri) che il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, avrebbe firmato di lì a poco per promuovere delle misure di contenimento e per contrastare la diffusione del virus Covid-19 sull'intero territorio nazionale.

In breve, il dpcm 8 marzo prevedeva la chiusura della Lombardia e obbligava i cittadini a non spostarsi verso altre regioni.

Quindi abbiamo deciso di lasciare ogni preparazione, di sistemare tutto in modo da partire e tornare ognuno nella propria abitazione prima ancora di cenare. Poche ore dopo giravano su internet delle immagini incredibili di una stazione centrale piena di gente che scappava verso mete sconosciute. Di certo posso dirti che in quel momento non ho minimamente pensato di scappare per tornare a casa mia a Molfetta perché per fortuna ero già in buonissima salute e provare a prendere un mezzo per farsi tutta Italia avrebbe comportato soltanto un alto rischio di contagio. Basta pensare che da quella sera, tra il 7 e l’8 marzo, fino alla fine del mese sono ritornate in regione circa 20mila persone.

Onestamente ho pensato prima di tutto alla salute della mia famiglia. Non avrei mai e poi mai accettato di portare loro un eventuale contagio soltanto per paura di passare del tempo lontano da loro.

Ed è da qui che parte la mia storia.

È la mattina di domenica 8 marzo e cerco di capire al meglio la situazione guardando la televisione e leggendo le informazioni attendibili su internet. Nel mentre girovagavo per casa per fare un programma delle cose a disposizione tra dispensa e frigo. Fatto ciò, ero già più sicuro di essere coperto con le scorte per un po’ di tempo e potevo evitare di uscire inutilmente. Ti ricordo che le misure del decreto prevedevano gli spostamenti esclusivamente per le attività urgenti e necessarie, quindi era possibile andare a fare la spesa e svolgere attività sportiva all’aperto con la grande attenzione di evitare assembramenti. Devi sapere che io sono un grande amante dello sport e che per tenermi in forma qui a Milano, mi capita molto spesso di andare a correre al parco vicino casa, dove macino molti chilometri.

Così, due giorni dopo decido di fare una corsetta in solitaria al parco vicino casa per tenermi in forma e per prepararmi alla gara a cui sono iscritto dall’inizio dell’anno, ovvero la mezza maratona chiamata Stramilano, che si sarebbe tenuta il 22 marzo. Oltre alla mia passione per lo sport ero anche molto curioso di vedere come era la situazione fuori dalle quattro mura di casa.

C’era un sole splendente, si respirava aria fresca di domenica mattina, il clima ideale per stare all’aperto. Il decreto però sottolineava tra i suoi punti principali di evitare le passeggiate e limitare le uscite alle sole attività necessarie, come il fare la spesa, consentendo le attività sportive o motorie all’aperto svolte in solitaria. Tutto chiaro, insomma. Fatto sta che mentre raggiungo il parco vedo le strade deserte, per poi trovarmi in una fiumana di famiglie e gruppi di amici che si godevano il pomeriggio passeggiando. Ho deciso allora, di fare un giro del parco per chiudere la mia uscita giornaliera e per monitorare la situazione. Non potevo credere ai miei occhi. Intere comitive di anziani che si godevano la bella giornata passeggiando oppure che a gruppetti andavano a correre per le vie del parco; per non parlare dell’innumerevole quantità di ragazzi in bicicletta che si godevano le “vacanze” anticipate da scuola. Ebbene sì, parlo di vacanze perché alla prima occasione disponibile non si è badato a nessun decreto o a nessuna legge, ma ognuno ha vissuto come preferiva la sua giornata, senza rimanere in casa o senza pensare alla scelta giusta da fare.

Dopo aver finito la mia corsetta non ero ancora capace di metabolizzare quello che avevo visto, perché da un lato in televisione si mostravano le piazze e le strade di città semi vuote, mentre dall’altro bastava fare un giro al parco per ritrovarle tutte quante a gruppetti. Mi sono quindi ripromesso di non uscire più per i miei allenamenti che prevedevano tanta corsa, nonostante ci sarebbe stata di lì a poco una gara da preparare. Questa è stata la prima ed ultima volta che sono andato fuori di casa per attività sportive non del tutto siglate come necessarie. Da quel momento in poi ho deciso di ritagliarmi dello spazio nella mia piccola stanzetta, pari a circa tre metri quadrati, dove fare attività a corpo libero in modo da rimanere sempre attivo e non abbandonarmi alla pigrizia del momento.

Per quanto riguarda la spesa alimentare dai primi giorni dell’epidemia la situazione a Milano prevedeva innumerevoli file già da circa un’ora prima dell’apertura degli esercizi commerciali. Inoltre, il sistema di consegna online è stato mandato totalmente in tilt per una quantità eccessiva di richieste.

Nel mio caso, mi ritengo molto fortunato in quanto durante la prima settimana del decreto potevo andare a fare la spesa al supermercato vicino casa che era aperto fino a mezzanotte. In questo modo evitavo tutte le ore di coda e limitavo al minimo i contatti poiché non c’era gente con cui condividere le corsie. Dunque, in quella settimana mi è bastato andare una sola volta al supermercato alle ore 22.30 per ritrovarmi da solo nell’intero negozio insieme alla presenza dei commessi e dei dipendenti che sistemavano gli scaffali per il giorno dopo.

Quando ripenso a quella spesa rimango colpito dalla grande attenzione per l’igiene e la sicurezza che hanno avuto gli organizzatori del supermercato installando delle attrezzature in plexiglass per dividere il lato cliente dal lato cassiere, tutti rigorosamente vestiti con guanti e mascherine. Per di più, all’ingresso del negozio c’era un dipendente che spruzzava una soluzione disinfettante sulle mani e ti porgeva dei guanti monouso da utilizzare per la spesa.

Dopo circa dieci giorni dal primo decreto, c’è stata una svolta. Si riduce la durata di apertura di tutti gli esercizi commerciali legati all’alimentazione. In quell’istante ho capito che avrei dovuto cambiare la mia organizzazione e puntare su un programma a lunga durata poiché, non avrei più avuto la possibilità di fare la spesa anche la sera nelle ore più tarde della giornata.

Ho deciso così di recarmi il primo giorno utile all’ora di pranzo presso il supermercato. Era inevitabile trovare persone in coda, ma almeno ho potuto ridurre l’attesa trovando solo tre persone prima di me.

Fatta la solita routine di sicurezza ed igiene con lo spray disinfettante sulle mani e guanti monouso mi dirigo col mio carrello presso tutte le corsie dove avrei trovato ciò che avevo nella mia lista della spesa. È stato fondamentale per me fare un programma dei miei consumi, puntando magari su qualche soluzione da tenere in dispensa come i barattoli dei legumi oppure, dato che sono un grande amante del pesce, anche soluzioni surgelate. Finita quella spesa esco vincitore dal supermercato e torno a casa con un unico vero dubbio irrisolto: Come farò con tutti i prodotti che consumo quotidianamente e che devono essere necessariamente freschi, come la frutta e la verdura?

Nell’arco di una giornata mi ricordo di avere il contatto telefonico del mio fornitore ufficiale di frutta e verdura del mercato settimanale che si è sempre tenuto vicino casa prima di questa epidemia. Da bravo molfettese, non potevo che scegliere un fornitore barese. Decido così di chiamare il sig. Michele e sentire se fosse disponibile una soluzione a domicilio per la consegna della frutta e verdura settimanale. Dopo un breve aggiornamento sulle nostre situazioni, necessarie nel momento in cui si instaura un legame col proprio fruttivendolo di fiducia, arriviamo a concordare un giorno fisso per la consegna sotto casa della mia lista della spesa di soli prodotti freschi.

Arriviamo così al 27 marzo, una data che credo di non dimenticare mai nella mia vita.

Non è un giorno come tutti gli altri perché in questo giorno qui avviene qualcosa di unico, qualcosa di incredibilmente emozionante aldilà del fatto che chi guardi sia credente o meno.

Il pomeriggio di venerdì 27 marzo c’è stato un momento straordinario di preghiera presieduto dal Santo Padre sul sagrato della Basilica di San Pietro completamente vuota ed accompagnata soltanto dalla sera che si apprestava ad arrivare e dalla pioggia battente. Siamo in periodo di quaresima è vero, ma quello che sta succedendo in questo preciso momento nella storia è qualcosa fuori dalle solite celebrazioni.

Siamo tutti riuniti di fronte agli schermi per ascoltare le parole del Papa che può raggiungere tutti anche senza essere necessariamente vicino fisicamente. Risuonano nella mia mente le sue parole:

“Come i discepoli del Vangelo siamo stati presi alla sprovvista da una tempesta inaspettata e furiosa. Ci siamo resi conto di trovarci sulla stessa barca, tutti fragili e disorientati, ma nello stesso tempo importanti e necessari, tutti chiamati a remare insieme, tutti bisognosi di confortarci a vicenda. Su questa barca… ci siamo tutti. Come quei discepoli, che parlano a una sola voce e nell’angoscia dicono: «Siamo perduti» (v. 38), così anche noi ci siamo accorti che non possiamo andare avanti ciascuno per conto suo, ma solo insieme.”

Dopo aver sentito queste parole, ho preso più consapevolezza di quanto io mi senta fortunato di avere insieme a me la fede sia nei momenti difficili come questo, che nei momenti più belli. La fede è qualcosa che non viene assegnato in modo obbligatorio, non è qualcosa che viene imposto ma è un grande regalo. Ed io posso contare in questa forza che mi accompagna durante il periodo di quarantena. Il cammino è lungo e non conosciamo bene quando sarà la fine del percorso, ma possiamo cogliere questo tempo per ascoltarci e capire ciò che è davvero essenziale per noi, tralasciando ogni cosa superflua.

La mia vita a Milano è rimasta sempre la stessa da più di un mese ormai tra le varie faccende domestiche e le tante ricerche universitarie per portare avanti la mia tesi. Per fortuna, sono accompagnato e coccolato grazie alle innumerevoli videochiamate con la mia famiglia ed i miei amici che viaggiano sempre con me senza mai lasciarmi solo.

Non vi nascondo che passare la Settimana Santa, che porta sempre con sé riti e preghiere, e la Pasqua in casa da solo in un contesto dove ogni giorno è praticamente uguale a quello precedente, ha un senso diverso, un senso molto lontano dalla normalità a cui sono abituato.

Ogni tanto, quando mi siedo per trovare il mio attimo di calma durante la giornata penso a tutta questa situazione. Rifletto e trovo nei miei pensieri che sia incredibilmente strano e bello allo stesso tempo, che nelle difficoltà più grandi in cui siamo costretti a stare lontani abbiamo invece voglia di riabbracciarci, che non smettiamo mai di sentire a fianco a noi le persone più vicine nella nostra vita anche se non possiamo essere vicini fisicamente a prescindere dal fatto che siamo distanti un metro o che siamo a mille chilometri.

Di tutta questa storia voglio ricordarmi tutto così com’è. Dalla mia scelta di tornare a Milano, per inseguire la mia passione e realizzare il mio sogno di diventare un bravo ingegnere clinico, alla decisione di non scappare da questa terra in questo preciso momento, per un desiderio egoistico di comodità.

Ero consapevole che la situazione non sarebbe stata facile e veloce da superare, sono però sempre stato ottimista e sicuro che rispettando al meglio le regole e le raccomandazioni suggerite dalle persone più competenti nel mestiere, possiamo uscire da questo momento storico più forti e più motivati di prima. Impareremo magari a volerci più bene, ad essere più vicini e a vivere normalmente, come prima, in serenità.

Cara Molfetta, voglio darti un ultimo pensiero prima dei saluti. Devi sapere che amo così tanto lo sport che non posso che paragonare questa situazione ad una maratona. Questa infatti è una gara molto lunga, parliamo di circa 42,195 chilometri, e durante il percorso è normale sentirsi stanchi e con il grande desiderio di chiudere la gara nel minor tempo possibile. È proprio in questo momento, in cui bisogna stringere più forte i denti e non smettere mai di correre, non dobbiamo mai fermarci a guardare quello che abbiamo passato o quanto ancora ci aspetta per chiudere la gara. Dobbiamo invece focalizzarci sulle nostre sensazioni attuali e viverci il momento, bello o brutto che sia. Solo così saremo capaci di arrivare fino alla fine e conquistarci una medaglia.

Con la Pasqua appena passata e arrivati a questo punto della storia, cara Molfetta mia, non posso far altro che stringerti forte al mio cuore e ricordarti che ci rivedremo presto. Te lo prometto.

I più sinceri auguri di buona Pasqua a tutti. Ma non dimenticate: RESTATE INFORMATI CON "QUINDICI", MA RESTATE A CASA.

Giambattista Palombella

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