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Continuano le indagini dei carabinieri per individuare l’autore di una tentata aggressione di una donna all’uscita del sottopassaggio della stazione di Molfetta
L'uscita del sottopasso della stazione ferroviaria
04 luglio 2018

MOLFETTA – Continuano le indagini dei carabinieri per individuare l’uomo che avrebbe molestato una donna di 31 anni all’uscita del sottopasso della stazione di Molfetta, in via Madonna della Rosa, intorno alle 23 di qualche sera fa.

Secondo il racconto della donna si tratterebbe di un uomo di colore sui 30 anni che avrebbe cominciato a seguirla, facendole i complimenti fino ad avvicinarsi a lei e a prenderla per un braccio.

La donna, spaventata, però non si è persa d’animo, reagendo prima con un morso e poi con un calcio verso l’aggressore che, alla vista di un passante, è fuggito.

I militari sperano di riuscire ad individuare l’uomo attraverso le telecamere di sorveglianza presenti nella zona.

Si tratta di un altro segnale di allarme per la sicurezza in città, ma l’episodio ha scatenato i social con la “caccia al nero”: la psicosi collettiva alimentata anche dal clima di paura dei migranti diffuso irresponsabilmente perfino da un ministro della repubblica come Salvini, che dimentica il suo ruolo istituzionale, per continuare a fare campagna elettorale e a raddoppiare i voti della Lega.

Il clima che si respira a Molfetta è quello di un potenziale razzismo che non ha motivo di essere. L’aggressore poteva anche essere un bianco: i reati non possono essere giudicati dal colore della pelle, anche perché per un nero che delinque ce ne sono molti di più bianchi che lo fanno regolarmente.

L’altra sera al Carro dei comici di Francesco Tammacco (lo raccontiamo in altra notizia), c’è stata la rappresentazione dello spettacolo “L’isola” che raccontava il naufragio di un bianco che approda su un’isola e viene respinto dagli abitanti neri. Un efficace racconto di ciò che avviene oggi nel Mediterraneo a posizioni ribaltate, per far comprendere l’assurdo atteggiamento del respingimento dei naufraghi lasciati morire in mare.

Ha colpito gli spettatori il comportamento degli attori di colore che hanno più volte ringraziato la città di Molfetta per l’accoglienza. Una conferma di questa accoglienza che si oppone alla visione di Molfetta come città razzista che emerge dai social è stato quello dell’assessore ai servizi sociali Ottavio Balducci che ha comunicato come il Comune abbia portato dai 25 migranti accolti dall’amministrazione Natalicchio ai 184 dell’amministrazione Minervini, uno sforzo importante che continuerà in collaborazione con lo Sprar. Un altro esempio di lotta alla paura e alla diffusione dell’odio verso il diverso solo per il colore della pelle.

Molfetta deve restare la città dell’accoglienza di don Tonino Bello.

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