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Conclusi i lavori dell’impianto di depurazione a Molfetta: soddisfatta l’ex sindaca Paola Natalicchio che avviò il ripristino dell’impianto abbandonato per anni
09 ottobre 2018

 MOLFETTA – Impianto di depurazione a Molfetta è concluso, in corso i collaudi. A comunicarlo alla città è l’ex sindaco Paola Natalicchio che aveva avviato il ripristino dell’impianto dopo gli errori del primo mandato della giunta di Tommaso Minervini che aveva affidato la gestione ad una ditta fallita.

Ecco cosa scrive Paola Natalicchio che allega anche la lettera dell’Acquedotto Pugliese sullo stato dei lavori: «Carta canta. E il tempo restituisce quel che la memoria corta dimentica. Quest'estate ho scritto ad Acquedotto Pugliese per avere dati certi sui lavori di ampliamento del nostro depuratore. Per capire se fossero terminati, se avessero portato risultati positivi per il nostro mare e per la nostra salute pubblica.

Per ricostruire, nero su bianco, questa storia di cui abbiamo perso traccia e memoria. Ero appena diventata sindaco, estate 2013, quando sequestrarono il depuratore di Molfetta. Una bomba ecologica, che scaricava in mare reflui pericolosi. Feci un sopralluogo, insieme a Rosalba Gadaleta, allora assessore all'Ambiente. Scoprimmo un Vaso di Pandora, fatto di anni di malagestione.

Il Comune che pretese (giunta Tommaso Minervini Uno) di gestire l'impianto in autonomia. Poi lo appaltò a una ditta, fallita. Progettò lavori di ampliamento che, in un decennio, non si fecero mai. Costruì un impianto di affinamento delle acque reflue andato poi completamente abbandonato. Un depuratore allo sbando, pompe distrutte, smaltimento dei fanghi in tilt, lavoratori a rischio.

Decidemmo con fermezza di convincere Aqp a riprendere in gestione l'impianto. Concertammo una soluzione con la Regione, con l'Aip (l'autorità' idrica pugliese) e con Aqp, appunto. Nel 2014 il passaggio-salvataggio. Non fu perso un solo posto di lavoro. Furono fatte immediatamente le manutenzioni straordinarie. Furono stanziati 3 milioni di euro per lavori che aspettavano da dieci anni di essere compiuti. In tre anni i lavori sono finiti.

Le tabelle parlano chiaro. C’è un prima e c’è un dopo. L'inquinamento, il pericolo per le nostre acque, la messa in sicurezza e l'uscita dall'emergenza. Le date sono nostre: 2014, 2015. C’è anche l'avvio di un progetto controverso, che seguiremo con attenzione, ma che potrebbe completare il recupero di balneabilità della fascia costiera Nord, quella che va da Cala San Giacomo a Torre Calderina fino al Nettuno.

Una condotta sottomarina che eviterebbe lo scarico in battigia, conterrebbe il fenomeno degli scarichi anomali della zona industriale e, se realizzata con cautela e ad arte, potrebbe cambiare il destino di un pezzo di territorio, facendoci accarezzare di nuovo il sogno dell'Area Matina Protetta. Metto queste carte a disposizione dei cittadini. Sono poche pagine e molti anni di lavoro.

Li dedico a chi c’è stato, a chi ha lavorato al mio fianco, e a chi ci ha creduto con me. Poi le dedico anche a chi ha remato contro, a chi la lavorato per buttare tutto all'aria e a chi ancora blatera e inquina. Qualcosa rimane. Sempre».

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