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"Combattente Tour": l'eleganza ed il talento di Fiorella Mannoia ammaliano Molfetta
25 agosto 2018

MOLFETTA - Una Fiorella Mannoia in gran spolvero quella vista ieri sera a Molfetta, città tappa del suo tour "Combattente" che dà il nome al suo ultimo album, nonché ad una delle canzoni più potenti della sua lunga ed importante carriera. Nella splendida cornice di Banchina san Domenico, con la luna piena che faceva capolino tra i palazzi e una leggera brezza marina che ha reso tutto perfetto, l'artista romana ha regalato quasi due ore di spettacolo. Il concerto si inquadra nella iniziativa “Eventi Molfetta” patrocinato dall’assessore alla cultura Sara Allegretta in collaborazione con Pietro Centrone, Ugo Sbisà e Pierluigi Camicia.

Passione sanguigna, sentimenti viscerali, rabbia ed amore nelle parole non soltanto delle sue canzoni ma anche nelle diverse intro tra un pezzo e l'altro, conditi però dal suo solito charm, da quel fascino che solo lei nel panorama della musica italiana oggi conserva. Tanti i temi toccati dalla Mannoia durante la serata dai più nazionali come il crollo del ponte Morandi e la tragedia nelle Gole del Raganello, a quelli universali della pace e del diritto ad essere felici, fino a toccare il difficile problema del Sud Italia e del mondo con un excursus sulla vera storia dell'Unità d'Italia.

La consapevolezza che le parole possono essere armi è stata il file rouge di una scaletta che ha racchiuso la sua intera carriera, passando da "Caffè nero bollente", canzone del 1981, alle recentissime "I pensieri di Zo" e "Che sia benedetta", singolo classificatosi secondo al Festival di Sanremo 2017. Lungo quanto appassionato l'omaggio a tutte le donne, alle mamme ed a quelle che pur non essendolo sono mamme dentro con la canzone da lei scritta "In viaggio", alle donne vittime non solo di violenza fisica ma soprattutto psicologica, la più subdola perché non visibile.

Da interprete eccezionale qual è, tanti sono stati gli omaggi ai grandissimi della musica italiana, da Mina con "Insieme", scritta dai geni Mogol e Battisti, autori anche dell'altro omaggio "E penso a te", alla struggente "Cercami" di Renato Zero. Pennellate di colore intenso in quello che a fine serata è diventato un quadro finemente dipinto dalla Mannoia. Integra, infatti, negli anni la sua capacità di far suo il messaggio e la potenza di ogni canzone, non rinunciando tra l'altro nemmeno a quella giusta dose di divertimento e satira sul palco.

 Immancabile, infine, la canzone che l'ha resa grande, l'inno di tutte le donne (scritto sorprendentemente da un uomo, Enrico Ruggeri), "Quello che le donne non dicono" cantata all'unisono dal pubblico molfettese ormai rapito dal talento di Fiorella Mannoia che ha lasciato il palco raccomandandosi a gran voce, quasi pregando, sempre con il sorriso sulle labbra di restare umani nonostante tutto. Restare umani e non perdere le speranze.

© Riproduzione riservata

Autore: Daniela Bufo
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