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CITTÀ DEL VATICANO. La S. Messa con i pellegrini di Molfetta e Alessano
La folla che gremiva la sala Paolo VI
01 dicembre 2018

CITTÀ DEL VATICANO - È in corso la S. Messa nella sala Paolo VI prima dell’udienza di Papa Francesco, con la partecipazione dei fedeli di Molfetta e Alessano.

Prima della celebrazione, il vescovo di Molfetta mons. Domenico Cornacchia ha rivolto un caloroso saluto al cardinale Angelo De Donatis, ricordando la sua origine pugliese (è di Casarano), Puglia terra di vocazioni e ha espresso la sua gioia di concelebrare con lui la Messa in Vaticano nei 25 anni dalla morte di don Tonino Bello.

A concelebrare c’è anche mons. Vito Angiuli vescovo di Ugento e Alessano.

La Messa è accompagnata dalle corali delle due diocesi. 

Il cardinale De Donatis ha detto di provare una grande gioia. “Mi fate sentire il profumo della terra di Puglia e mi portate la luce della mia terra. Ho conosciuto don Tonino  Bello e conosco il messaggio delle sue parole: pregare vegliare è questa l’attenzione che il Signore ci chiede”.

Il cardinale ha invitato i fedeli a non fare appesantire il cuore. “Nel cuore pre-occupato, occupato prima, non c’è posto per il Signore. Dobbiamo lasciar cadere l’egoismo. Più siamo attaccati al nostro io, più le cose peggiorano nella nostra vita. Dobbiamo mettere Dio al centro della nostra vita”.

Il cardinale De Donatis ha concluso leggendo la bella preghiera di don Tonino Bello rivolta a Maria, donna dell’ultima ora scritta da don Tonino Bello il 22 novembre 1992, quando era consapevole delle sorti della sua salute. Il testo mariano, tra i più conosciuti ed apprezzati della letteratura del vescovo. 

«Sembra che alla Madonna non si sappia chiedere altro: prega per noi peccatori. Forse perché, in fondo, l’essenziale sta lì. Tutto il resto è corollario di quell’unica domanda. (…) Viene da chiedersi, comunque, perché mai l’Ave Maria essenzializzi a tal punto l’implorazione da ridurla a una sola richiesta. Le ragioni possono essere due. Anzitutto, Maria è esperta di quell’ora. Perché fu presente all’ora del figlio. (…) Il secondo motivo sta nel fatto che l’ora della morte è un passaggio difficile. Un transito che mette paura, per quella carica di ignoto che si porta incorporata. Una transumanza che sgomenta, perché è l’unica che non si può programmare nei tempi, nei luoghi e nelle modalità. (…) 
Santa Maria, donna dell’ultima ora, quando giungerà per noi la grande sera e il sole si spegnerà nei barlumi del crepuscolo, mettiti accanto a noi perché possiamo affrontare la notte. È una esperienza che hai fatto con Gesù, quando alla sua morte il sole si eclissò e si face gran buio su tutta la terra. Questa esperienza ripetila con noi. (…) 
Santa Maria, donna dell’ultima ora, il Vangelo ci dice che Gesù quando sulla croce emise lo spirito, reclinò il capo. Probabilmente, come molti artisti hanno intuito, il suo capo egli lo reclinò sul tuo: nello stesso atteggiamento di abbandono quando, ancora bambino, lo coglieva il sonno. (…) 
Ti preghiamo: quando pure per noi giungerà il momento di consegnarci al Padre, e nessuno dei presenti sarà in grado di rispondere ormai ai nostri richiami, e sprofonderemo in quella solitudine che neppure le persone più care potranno riempire, offrici il tuo capo come ultimo guanciale. (…) 
Santa Maria, donna dell’ultima ora, disponici al grande viaggio. Aiutaci ad allentare gli ormeggi senza paura. Sbriga tu stessa le pratiche del nostro passaporto. Se ci sarà il tuo visto, non avremo più nulla da temere sulla frontiera. Aiutaci a saldare, con i segni del pentimento e con la richiesta di perdono, le ultime pendenze nei confronti della giustizia di Dio. Procuraci tu stessa i benefici della amnistia, di cui egli largheggia con regale misericordia. Mettici in regola le carte, insomma, perché, giunti alla porta del paradiso, essa si spalanchi al nostro bussare
».

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