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Chiusura della muraglia a Molfetta, interviene l’ex sindaco Paola Natalicchio
28 agosto 2019

MOLFETTA – Continua il dibattito sulla chiusura della muraglia a Molfetta, disposta dal sindaco con la vigilanza di due guardie armate pagate dal Comune.

Per rispondere ad alcune imprecisioni apparse sul quotidiano “La Gazzetta del Mezzogiorno” interviene anche l’ex sindaco Paola Natalicchio, oggi consigliera comunale dell’opposizione di sinistra.

«Ho enorme rispetto per i colleghi di La Gazzetta del Mezzogiorno.it e, proprio per questo, sento l'esigenza di contribuire al loro lavoro di informazione nel precisare alcune cose che riguardano l'articolo pubblicato oggi (ieri, ndr) sul giornale, a firma di Matteo Diamante. Il titolo dell'articolo, in particolare, rischia di raccontare una storia ben diversa dalla realtà. Ridurre una mobilitazione collettiva, ampia, trasversale, intergenerazionale, diffusa a un "Kramer contro Kramer" e quindi al "Natalicchio contro Minervini" è sbagliato.

Il Comitato Muraglia Bene Comune non ha nessuna bandiera politica, e nessuno può e deve permettersi di gettare nel tritacarne della contesa maggioranza-opposizione, sindaco-ex sindaco, destra-sinistra una questione che, con evidenza, pone ben altro tema al centro del dibattito. La potenza della mobilitazione in corso sulla Muraglia ha questo di straordinario: la domanda forte, dai lati e dal basso, di far tornare al centro dell'azione amministrativa la città pubblica, contro ogni tentativo di privatizzazione dei nostri beni comuni e artistici e contro ogni "divieto di accesso" agli spazi comuni cittadini.

Questo non lo ha chiesto un partito, né una consigliera comunale. Lo hanno chiesto gli artisti, le associazioni, i cittadini e le cittadine attive di questa città che, dopo la vergognosa ordinanza sulle guardie armate, si sono spontaneamente riuniti e costituiti in un comitato, mettendo da parte le appartenenze di parte, e unendo le forze per dire no a una scelta del sindaco (e non alla persona Tommaso Minervini) che fa virare le politiche pubbliche in una direzione inammissibile.

Io sostengo la battaglia del Comitato per queste ragioni, ma il Comitato è una realtà libera, plurale e indipendente e questo titolo dunque è sbagliato e rischia di sminuire molto, moltissimo, la forza di una mobilitazione ben più ampia.

Spero che i colleghi giornalisti abbiano voglia di seguire questa fase di mobilitazione delle forze attive della città rispettandone la complessità e l'autonomia degli attori in campo. I personalismi, di qualunque colore, non ci hanno portato troppo lontano.

Vi chiedo davvero e con serenità di non tirarmi per la giacca».

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