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“…che Dio perdona a tutti”, Pif alla libreria “Il ghigno” di Molfetta Presentazione del primo prodotto letterario dell’autore
Isa de Marco e Pif
28 gennaio 2020

MOLFETTA - La domenica mattina targata “Il Ghigno, un mare di storie” ha allietato la platea di lettori molfettesi con la presentazione del nuovo libro di Pif “Che dio perdona a tutti”.

All’anagrafe Pierfrancesco Diliberto, Pif ha iniziato la sua carriera affiancando l’illustre regia di Franco Zeffirelli in “Un tè con Mussolini” e il progetto cinematografico di Marco Tullio Giordana ne “I cento passi”. Nel 2000 diventa autore televisivo, conquistando il pubblico nelle vesti di “iena”, nel programma omonimo e nel 2007 realizza il suo primo programma individuale “Il testimone”, per Mtv. Successivamente nel 2013 debutta come regista con il suo primo lungometraggio “La mafia uccide solo d’estate” per il quale vince due David di Donatello. Ora si cala le vesti di scrittore con la pubblicazione del suo primo romanzo.

L’interazione letteraria ha visto protagonista il dialogo tra la prof.ssa Isabella de Marco, docente di lingue straniere e l’autore stesso.

Il romanzo ha come protagonista Arturo, alter ego di Pif, trentacinquenne siciliano, originario di Palermo, agente immobiliare che vive un’esistenza grigia e incolore, privo di qualsiasi slancio vitale, ma ossessionato dalla passione per i dolci, soprattutto quelli alla ricotta. “Sicuramente autobiografica è la provenienza da Palermo, in aggiunta alla passione viscerale per la ricotta. Mi piace l'idea che Arturo sia un uomo senza passioni, che non agisce con impegno, una mina vagante, mi piace l’idea che durante il suo percorso di vita cresca, cambi in maniera positiva. Mi piace questo cambiamento. Viviamo in un Paese difficile in cui stare fermi è sbagliato, Arturo è il contrario di tutto questo”, afferma l’autore a proposito del protagonista.

L’iter della vita del trentacinquenne siciliano cambia in maniera netta e definitiva quando incontra Flora, la migliore pasticcera di Palermo, donna decisa e intraprendente, ma soprattutto fervente cattolica praticante. Dopo la fase dell’innamoramento e dello svelamento della problematica indifferenza religiosa di Arturo, egli prende la prima decisione risoluta della sua vita: seguirà pedissequamente la parola di Dio per tre settimane, diventando finalmente “un buon cristiano”. Nel susseguirsi degli eventi il percorso religioso del palermitano prenderà pieghe inaspettate, a metà strada tra il comico ed il paradossale.

Un esempio di questo è l’atteggiamento di Arturo durante la partita dei mondiali di calcio del 1982, momento storico in cui la squadra italiana si scontrò con quella brasiliana “La mia vita si è divisa in prima e dopo quella partita, non sono un fan del calcio, ma seguo sempre i mondiali. Quella partita la ricordo come una vera e propria agonia, considerando l’alternarsi dei goal che causarono la parità delle squadre.

Anche Arturo si interrogava su come potesse intervenire per sbloccare la situazione e pensò che la soluzione migliore fosse pregare, preghiere che, paradossalmente, portarono alla vittoria dell’Italia. Invocazioni sempre più incalzanti, evidentemente più ridondanti di quelle fatte da qualsiasi altro brasiliano agli occhi del Signore”, racconta l’autore con il suo modo di fare simpatico, alla mano, fuori dalle righe.

Palese è l’intenzione dell’autore di voler ironizzare su un rapporto problematico con la religione cattolica: un classico palermitano da sempre indottrinato presso istituti scolastici di stampo cattolico, il quale durante il corso della sua vita approda su posizioni agnostiche. “Sono orgoglioso della leggerezza del libro, della mia leggerezza, non voglio insegnare nulla a nessuno. È un periodo storico in cui la fede non è facilmente praticabile, ho preferito prendermi una pausa dalla religione e ponderare meglio sulle mie posizioni”.

Elogia la figura di Papa Francesco, un uomo che “sta cercando di andare oltre”, di portare la popolazione cattolica ad un rapporto profondo con Dio, privo di superficialità, puntando alla rivoluzione del mondo cattolico; alla pari di Giovanni Falcone, in un contesto puramente laico, definito un mentore della ricerca della verità contro l’omertà causata dalla mafia e dalla paura.

Ironico è anche l’atteggiamento con cui viene trattata la tematica della sicilianità, terra caratterizzata da luci ed ombre, rinomata per l’eccezionale pasticceria ma oscurata dall’omertà, fomentata dalle organizzazioni criminali mafiose.

L’ironia è la chiave di lettura, attraverso cui bisogna leggere le pagine del romanzo “…che Dio perdona a tutti”, romanzo in cui il protagonista Alfredo è “testimone” tangibile del fatto che il mettersi in discussione, il ponderare sulle proprie convinzioni, può portare ad un cambiamento personale positivo che può influenzare la collettività in maniera altrettanto positiva.

© Riproduzione riservata

Autore: Marina Francesca Altomare
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