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Caro Direttore, non teme il rientro dei meridionali dal Nord a Molfetta? Soprattutto se viene fatto senza controlli. Un lettore scrive a “Quindici”
Il direttore di "Quindici" Felice de Sanctis
03 maggio 2020

MOLFETTA - «Caro Direttore,

si ha l’impressione che da lunedì 4 maggio ci sarà il “liberi tutti” e le restrizioni dell’emergenza coronavirus non le rispetterà più nessuno.

Ma quello che mi preoccupa di più è la possibilità data a tutti quelli che erano al Nord o fuori regione, di rientrare al Sud, in Puglia, a Molfetta.

Ma mi chiedo: sarà messa in campo qualche forma di controllo? In particolare a Molfetta, il sindaco Tommaso Minervini che ogni sera ci “offre” i suoi sermoni sempre uguali e noiosi, ha pensato di difendere la città da “sbarchi” pericolosi?

Si è messo in contatto con Trenitalia per farsi dare la lista dei passeggeri diretti a Molfetta? Ha contattato le linee di bus per sapere se è previsto un controllo della temperatura per coloro che salgono a bordo e sono diretti a Sud.

Più difficile il controllo sulle autovetture, ma almeno quello sui mezzi pubblici è stato fatto? Se non si predispongono adeguate misure di controllo, c’è il rischio che il numero dei 7 contagiati stabili di Molfetta, possa essere destinato ad aumentare.

Si è posto questi problemi chi amministra la città? Ci auguriamo che almeno queste risposte che vengono dai cittadini, trovino una risposta.

Cordiali saluti.

Giovanni Abbattista»

 Gentile Sig. Abbattista,
quelle che lei chiede sembrano misure molto drastiche e di difficile attuazione, ma lei non ha torto a temere un rischio di contagio, soprattutto se si considera che la maggior parte dei contagiati, almeno per quello che ha dichiarato il sindaco Tommaso Minervini nei giorni scorsi, erano persone provenienti dal Nord o che erano state a contatto con loro.

Occorre anche considerare che molti rientri sono costituiti da giovani studenti o lavoratori che erano rimasti bloccati al Nord con un carico di spese (vitto e alloggio) praticamente inutili per la chiusura delle università e anche di molti cantieri. Ci sono anche quelli che sono rimasti disoccupati per la chiusura delle aziende e rientrano anche loro a casa, evitando il costo di una permanenza al Nord.

Quindi, non si può essere così drastici, l’importante è che il rientro sia controllato nel luogo di partenza o in quello di arrivo.

Comunque a quanto mi risulta, non credo che il sindaco Minervini abbia predisposto questi controlli. Ma serve anche un senso di responsabilità da parte dei cittadini. Conosco amici che hanno avuto il papà o i figli che sono rientrati da Milano, non potendo né studiare né lavorare e, senza dire nulla a nessuno, si sono autoisolati in casa, mettendosi in quarantena. Quanti altri lo hanno fatto e lo faranno? Ci si può fidare del buonsenso dei cittadini? Queste le domande che occorre fare e alle quali devono essere date risposte per una garanzia di sicurezza, perché molti cittadini come lei sono preoccupati e hanno ancora paura di contagi.

Temo anch’io che si arriverà al “liberi tutti” perché sarà difficile contenere le aspettative di tanti, soprattutto quelli che sono stati ligi alle disposizioni governative, restando in casa ben 2 mesi. Il fatto che serviranno ancora le autocertificazioni per spostarsi non costituirà un deterrente.

Comunque, speriamo che tutto vada per il meglio e soprattutto prevalga la responsabilità dei cittadini, più che le autocertificazioni e i controlli delle forze dell’ordine. Tra l’altro, piano piano si deve tornare alla normalità. Gradualmente, certo, non come proclama qualche politico in cerca di voti, che vuole la riapertura totale, anche al Nord dove il pericolo non è cessato.

Secondo me, si dovrebbe riaprire in modo differenziato sulla base del numero dei contagi, che nelle regioni del Sud è molto ridotto. La discriminante non può essere il business, ma la sicurezza della salute. Meglio una fabbrica o un negozio che attende ancora un po’, che una riapertura dell’emergenza sanitaria da coronavirus.

Anche in questi casi, va applicato il buonsenso.

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