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Tra reazione e rivoluzione - I parte
01 maggio 2006

Il principale scotto da pagare per le scelte accentratrici sottostanti all'unificazione nazionale furono l'esplosione di ribellioni e tumulti che attraversarono varie province del Sud d'Italia per circa un decennio. Per comprendere adeguatamente il valore e le funzioni delle sollevazioni rurali meridionali è necessario tenere conto delle particolari condizioni in cui versavano le masse rurali del Mezzogiorno. Esse vivevano drammatiche condizioni di vessazione e sfruttamento. Pertanto, essendo fortemente influenzate dal clero filoborbonico, non erano in condizione di potere comprendere e condividere le istanze liberali e nazionali che ispiravano i patrioti formatisi nel Nord d'Italia. Le rivolte delle masse meridionali si esprimevano ed esaurivano con esplosioni di furore contro i “padroni” del momento ed i loro simboli. Si manifestavano in forme rapsodiche ed inefficaci con i saccheggi delle case dei benestanti, occupazioni delle terre, incendi di municipi, dei ruoli delle imposte e dei registri catastali. Tuttavia, fu proprio l'appoggio di queste masse a consentire il successo dell'impresa garibaldina. Le masse rurali del Sud erano pronte a combattere contro i Borboni sulla base di rivendicazioni concrete: la distribuzione delle terre e l'abolizione dei dazi e delle imposte. Le bande dei contadini che si posero agli ordini di Garibaldi (nella foto) erano convinte che il Generale le avrebbe guidate verso il pieno e definitivo riscatto delle loro condizioni di asservimento nei confronti dei latifondisti. In effetti, all'inizio Garibaldi sembrò venire incontro alle loro rivendicazioni: il 2 giugno 1860 decretò la ripartizione delle terre demaniali mediante sorteggio a tutti i capifamiglia contadini che ne fossero sprovvisti. Ma l'alleanza con la grande proprietà terriera indusse gli stessi garibaldini a reprimere i moti insurrezionali contadini, scatenatisi con eccidi ed occupazioni di terre. Inoltre, furono aboliti i decreti emanati in favore del popolo e d'autorità fu sciolto l'esercito dei volontari meridionali. Abbandonata la causa piemontese, le masse rurali meridionali abbracciarono di nuovo quella borbonica, idealizzata nel ricordo. La ribellione esplode nell'estate-autunno del 1860 in occasione del plebiscito per l'annessione del Mezzogiorno al resto d'Italia. Per domare del tutto l'insurrezione si dovette arrivare alla fine dell'anno con il massiccio intervento dell'esercito. Ma la repressione non impedì che migliaia di individui si dessero alla macchia per formare numerose ed agguerrite bande armate. E' così che esplose il fenomeno del grande brigantaggio. Salvatore Lucchese
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