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"Basta agli atti di violenza e ai femminicidi", parte da Molfetta e Bari l'appello alla Ministra Bonetti. Adesioni da tutta Italia E’ necessaria una campagna nazionale di evoluzione culturale che punti a ribaltare  il corrente “stereotipo maschile” e a diffondere una “ecologia dei sentimenti”, basata sul rispetto reciproco
La ministra Elena Bonetti
19 maggio 2021

MOLFETTA - Gli episodi di violenza e femminicidio, ormai frequentissimi, non possono lasciarci indifferenti.

E’ necessaria una campagna nazionale di evoluzione culturale che punti a ribaltare  il corrente “stereotipo maschile” e a diffondere una “ecologia dei sentimenti”, basata sul rispetto reciproco, per contribuire ad interrompere l’escalation delle violenze sulle donne e dei femminicidi.

E’ questa la richiesta alla Ministra per le Pari Opportunità Elena Bonetti, partita da donne e uomini di Molfetta e Bari, con adesioni da tutta l’Italia; vuole essere la spinta a reagire in maniera incisiva e non episodica, con azioni mirate, al moltiplicarsi di atti di violenza in particolare verso le donne.

L’intrapresa, rispetto a questi gravi problemi di carattere sociale, nasce da un condiviso senso di responsabilità tra cittadini che andrebbe esteso il più possibile a tutta la comunità.

Ciò che finora è stato fatto attraverso i centri antiviolenza, iniziative nelle scuole, studi, ricerche, convegni e molte altre azioni positive, non è bastato anche a seguito della forzata convivenza imposta dal lockdown.

L’iniziativa intende quindi sollecitare un’analisi approfondita del problema e l’attuazione di una conseguente strategia operativa che demolisca i caratteri della forza, del potere e del possesso, praticati come “valori”, liberando gli uomini da queste gabbie entro cui sono costretti.

Nelle diverse realtà locali si assicura la più ampia e attiva collaborazione da parte di tutti i sottoscrittori.

Hanno sottoscritto, tra gli altri, la lettera alla Ministra Bonetti:

  • Maria Sasso, ex Dirigente Regionale alla Cittadinanza Attiva
  • Giusi Servodio – già Parlamentare
  • Maddalena de Fazio – docente di scuola media superiore
  • Magda Terrevoli, Presidente Comitato Unico di Garanzia Della Regione Puglia
  • Gianluigi De Gennaro, Presidente del Centro D’eccellenza per L’innovazione e la Creatività dell’Università degli Studi di Bari
  • Giovanna Vista, Presidente della Commissione Pari Opportunità Comune di Molfetta
  • Orazio leggiero, Sociologo e Componente dell’Associazione Nazionale “Maschile plurale”
  • Filomena Zaccaria, Rappresentante della Rete Centri Antiviolenza "Sud Est Donne" 
  • Giuseppe Moro, Direttore Del Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università degli Studi Di Bari
Ecco il testo della lettera:

ALL’ON. ELENA BONETTI

MINISTRA PER LE PARI OPPORTUNITA’ E LA FAMIGLIA

DEL GOVERNO ITALIANO

 

OGGETTO: LIBERIAMO GLI UOMINI!

 

GENTILE MINISTRA,

parte da donne e uomini pugliesi, con adesioni da tutta l’Italia, la spinta a reagire in maniera incisiva alla recrudescenza di episodi di violenza ed in particolare di omicidi di donne si stanno verificando nel nostro paese.

Contiamo sulla sua comprovata sensibilità, per condividere concretamente con lei quanto sia insostenibile, per un paese civile come riteniamo sia il nostro, l’ascoltare passivamente le notizie su tali fenomeni.

Nel tempo sono state attuate molte iniziative prevalentemente rivolte alle donne per contribuire ad aumentare la loro autostima e la consapevolezza della propria dignità. Sono stati creati centri antiviolenza a cui rivolgersi per denunciare e chiedere sostegno. Soprattutto nelle scuole, per iniziativa di docenti particolarmente sensibili, sono stati realizzati molti progetti coinvolgendo le studentesse. Studi, ricerche, convegni e molte altre azioni positive sono state realizzate in questo ambito.

MA TUTTO QUESTO NON E’ BASTATO.

Infatti i femminicidi si stanno ripetendo anche in conseguenza della forzata convivenza imposta dal lockdown.

Non c’è dubbio che le donne abbiano fatto un loro percorso di crescita personale e sociale che le porta a voler decidere della propria vita, respingendo partner aggressivi. La stessa cosa non si può dire per il genere maschile.

Andando alle radici del problema, le cause dell’aggressività degli uomini  possono essere ricondotte  a vari fattori di carattere familiare, psicopatologico, formativo o più largamente socio-culturale.

In riferimento a quest’ultimo, riteniamo che sia particolarmente determinante, nella costruzione dell’identità maschile, lo stereotipo di genere ancora troppo largamente diffuso; nella nostra società si respira tuttora il modello di “UOMO VERO” basato sui caratteri della forza, del potere, del possesso e della legittimità della difesa violenta del proprio “’onore”.

QUESTO MODELLO E’ UNA GABBIA

in cui gli stessi uomini sono prigionieri perché bloccati rispetto all’espressione della  sensibilità, dei sentimenti, delle emozioni, delle proprie fragilità e nella capacità di creare empatia verso le proprie compagne che vogliono autodeterminarsi.

Molti uomini, frustrati dall’impossibilità e dall’incapacità di aderire allo stereotipo vigente, reagiscono in maniera violenta, annientando la vita delle compagne e dei propri figli oltre alla loro stessa esistenza. E’ quindi di vitale e fondamentale importanza avviare, a livello nazionale, un processo socio-culturale incisivo volto ad

ABBATTERE I CONFINI ENTRO CUI SONO COSTRETTI GLI UOMINI

Vanno progettate strategie ad hoc per superare il riprovevole corrente stereotipo di “maschio” e diffondere un’ecologia mentale e dei sentimenti che consenta ad ognuno di riconoscere e accettare limiti e qualità di se stesso e degli altri, che agevoli la costruzione di relazioni basate sul rispetto reciproco e contribuisca ad interrompere l’escalation dei femminicidi e delle violenze sulle donne.

Si tratta di una campagna di evoluzione culturale della società, della cui complessità siamo consapevoli, ma irrinunciabile e di indiscutibile necessità. Tali strategie vanno attuate con immediatezza e in tutti i luoghi, ad ampio raggio, in maniera intensiva e continuativa nel tempo, con tutti gli strumenti comunicativi e formativi possibili. Siamo ovviamente disponibili a collaborare col Ministero, investendo energie e competenze per contribuire ad attuare a livello locale questo imprescindibile cambiamento di mentalità.

A tal fine le chiediamo gentilmente un incontro per rappresentarle alcune tipologie di intervento e le relative modalità attuative. Certi del suo cortese riscontro, la salutiamo cordialmente.

Seguono 350 firme da:

  • Puglia
  • Lombardia
  • Sardegna
  • Emilia Romagna
  • Lazio
  • Campania
  • Veneto
  • Toscana
  • Piemonte
  • Friuli Venezia Giulia
  • Abruzzo
  • Liguria
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