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Assembramento davanti alla croce di don Tonino, “Quindici” pubblica una foto che lo conferma. Protesta anche Sinistra Italiana di Molfetta: il sindaco si dissoci. L’imbarazzante silenzio di Minervini
La foto dell'assembramento davanti alla croce di don Tonino
24 aprile 2020

MOLFETTA – Non si placano le polemiche sulla foto delle 10 persone sedute di notte davanti al monumento a don Tonino in piazza Garibaldi a Molfetta. Una foto messa in rete dal presidente del consiglio comunale, Nicola Piergiovanni, con una brutta scivolata istituzionale.

L’imbarazzo dell’amministrazione comunale è confermato dal silenzio su questa vicenda che ha visto il sindaco Tommaso Minervini, al quale la situazione è sfuggita di mano, dover giustificare la “bravata” come una iniziativa degli operai che avevano sistemato una frase di don Tonino sul prato base del monumento.

Una giustificazione che lascia non pochi dubbi, anche per la presenza di una donna fra i 10 “operai”. Poi la presenza del consigliere comunale Leo Binetti è assolutamente certa, anche perché la foto è stata scattata da lui, che l’ha anche firmata. Cosa dice il sindaco anche su questo? Nulla. Silenzio imbarazzante e difficoltà evidente. Per nulla turbato invece appare Piergiovanni che avrebbe dovuto chiedere scusa per questo errore.
Ma “Quindici” è in grado di dimostrare che quella sera c’è stato anche assembramento davanti al monumento, prima della foto di gruppo. La foto, fatta prevenire a “Quindici” da un lettore, è una conferma delle preoccupazioni e della violazione del divieto imposto anche dallo stesso sindaco.

Ci chiediamo: come mai nessuna pattuglia delle forze dell’ordine che era in giro quella sera, si è fermata per sanzionare questi “operai” in posa e in assembramento? Chi si cela, realmente, dietro quelle mascherine?

Perché il sindaco invece di accampare spiegazioni poco convincenti (“erano operai”) non ha tagliato corto alle polemiche, chiedendo scusa per l’errore commesso?

Sulla vicenda prende posizione anche l’opposizione e Sinistra Italiana di Molfetta sostiene come rilanciare quella foto dell’assembramento sia stato un grave errore da parte di alcuni esponenti di maggioranza e invita il sindaco a dissociarsi e a chiederne conto agli interessati.

«Come gruppo di cittadini che prova ogni giorno a rispettare con rigore le regole dettate dal Governo e dalla comunità scientifica sul COVID19, esprimiamo rammarico e sconcerto sulla fotografia dell’assembramento davanti al monumento della Croce dedicata al nostro Don Tonino Bello – scrive il Circolo di Sinistra Italiana di Molfetta -.

La foto ritrae un folto gruppo di persone una accanto all’altra senza rispettare la distanza di sicurezza; questo ha ovviamente veicolato un messaggio sbagliato alla cittadinanza. Qualcuno ha evidenziato che si trattava di operai e tecnici che avevano curato un addobbo floreale. Ma abbiamo due obiezioni. Primo: sicuramente l’addobbo non era necessario né urgente in questo momento storico.  Secondo: men che mai necessario era immortalare questo assembramento chiaramente inappropriato e in violazione delle normative vigenti con immagini chiaramente firmate da un consigliere comunale di maggioranza e poi riprese sui social dal nostro presidente del Consiglio Comunale. Lo consideriamo un gravissimo errore: il Sindaco si dissoci e ne chieda conto.

Ci chiediamo: che messaggio arriva alla popolazione con questa foto? Che per ogni regola c’è un’eccezione? E esponenti della maggioranza – un consigliere/fotografo e il presidente del consiglio – esprimono addirittura soddisfazione per un assembramento non consentito?

Tutti noi siamo tenuti a esibire un’autocertificazione per ogni uscita in strada, anche solo a fare la spesa. Si plaude, invece, a un intervento non necessario né indispensabile, svolto in piena quarantena da lavoratori provenienti da fuori città, che peraltro non hanno rispettato fra loro le distanze di sicurezza. E si scatta e si rilancia una fotografia assurda, che trasmette un messaggio opposto a quello che le stesse istituzioni cercano di veicolare ogni giorno.

Questi “scivoloni” costituiscono una pericolosa perdita di credibilità per l’Amministrazione che, al posto di stigmatizzarli, vede dei suoi rappresentanti in prima fila nell’approvarli. In questo modo si rischia di lanciare messaggi sbagliati e di autorizzare parte dei cittadini a intraprendere comportamenti irresponsabili. Così non va. In questa delicata fase della gestione dell’emergenza Coronavirus chiediamo maggiore responsabilità e compostezza da chi ci rappresenta e ci governa».

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