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"Ascia nera" - La brutale intelligenza della mafia nigeriana nel racconto di Leonardo Palmisano ad Amnesty Molfetta
Leonardo Palmisano ad Amnesty Molfetta
25 ottobre 2019

 MOLFETTA - La mafia è un “fatto” antico, complesso e mutevole nel tempo, la cui esistenza per lunghi periodi è stata negata. È un fenomeno che cerca di rendersi invisibile ma al tempo stesso ha la necessità di essere percepito dalla società come presente e condizionante. Un fenomeno camaleontico e mimetico - sempre profondamente uguale a se stesso - le cui specificità antropologiche, culturali e psicologiche caratterizzano il pensiero mafioso come unico ed inconfondibile.

Una manifestazione criminale di grande complessità che - da un punto di vista criminologico e socio-culturale - va di pari passo con la ricerca delle radici culturali, storiche e antropologiche del fenomeno sostanziale. Dopo la seconda guerra mondiale, con l’inizio della ricostruzione post bellica e il boom economico, la criminalità organizzata ha potuto ottenere molto potere in tutto il mondo e ha iniziato a gestire un’economia parallela, favorita molto anche dalla globalizzazione e molto dopo anche dal web. Gli Stati hanno destinato i propri bilanci in vari settori tranne che per combattere la criminalità organizzata che di conseguenza ha aumentato sempre di più il suo potere economico. Molte organizzazioni criminali hanno continuato a crescere e alcune di queste sono così potenti che controllano l’economia globale e la politica, costituendo oggi una tra le più gravi minacce nel mondo.

Una di queste è Black Axe di cui parla Leonardo Palmisano – sociologo, scrittore, editore ed autore di numerose inchieste sul tema dello sfruttamento dei braccianti e di altri lavoratori ai margini del sistema produttivo – nella sua ultima fatica intitolata per l’appunto "Ascia nera" - La brutale intelligenza della mafia nigeriana, presentata presso la sede del gruppo Amnesty International 236 di Molfetta.

L’incontro – in collaborazione con il Coordinamento Africa occidentale e meridionale – si è sviluppato su una serie di piani semantici a partire dalla motivazione che ha spinto l’autore alla stesura e pubblicazione del suo ultimo libro.

Come ha raccontato Palmisano durante la serata l’idea nasce da un’indagine fatta di racconti di schiavi nei ghetti, intervistati per Ghetto Italia e Mafia Caporale. Un detto non detto che tendeva sempre più all’allusione dell’esistenza di una mafia latente. Per questa ragione Palmisano ha sentito l’esigenza di approfondire e una volta fatto capolino in quella realtà si è reso conto di una situazione infernale, perpetrata nello spazio e nel tempo e non ancora mai indagata. Ha avuto la forza e il coraggio di riuscire a recuperare informazioni utili alla sua indagine sia da una prostituta che dal suo aguzzino, restituendoci tutto nella sua crudezza e sapendo perfettamente da che parte stare.

Sono molte, come egli stesso racconta, le similitudini con la ’ndrangheta o la mafia italiana sia dal punto di vista economico che da quello dell’utilizzo di rituali d’iniziazione che permettono di creare un orizzonte culturale comune agli affiliati. Anche questo colpisce perché – come viene ricordato più volte nel libro - Black Axe ricorda la mafia siciliana appena arrivata negli Stati Uniti: senza scrupoli, con affiliati coesi e capace di guardare sempre avanti. La mafia del futuro, insomma. Eppure questa organizzazione nasce - negli anni Settanta all’università di Benin City - come una gang a metà tra un’associazione religiosa e una confraternita di studenti.

Oggi invece è una nuova mafia e i tentacoli di questa organizzazione sono arrivati anche in Italia. Si tratta di un organismo spietato che sta diventando una delle minacce più concrete anche alla sicurezza del nostro Paese, celato per altro da quell’aura di difesa patriottica al di sotto della quale si nasconde un crudele quanto spietato malaffare ai danni dei più deboli. Di fatti dal direzionamento delle menti verso il realismo e il determinismo nero, dall'insegnamento della disciplina del corpo e della mente, dalla lotta alle immagini negative delle persone di colore, dalla predicazione antischiavista alla tratta delle donne ai fini della prostituzione, al riciclaggio di denaro sporco e alla produzione di eroina gialla è un attimo.

Un iceberg la cui punta, ovvero il visibile si concretizza in forme di welfare come la costruzione di pozzi, l’apertura di ospedali, la nomina degli sceriffi, la riorganizzazione del sistema penitenziario ma che in realtà – scavando nel profondo – sottende atti illeciti e di particolare gravità etica e sociale. Insomma una struttura verticistica quella di Black Axe al cui interno i piani alti tengono le briglie dei sottoposti attraverso la narrazione della liberazione dell’uomo nero dalla schiavitù. Un sistema che trova terreno fertile in un territorio come la Nigeria in cui persuasione politica e corruzione viaggiano di pari passo.

Non a caso – Felix Kupa, capo indiscusso del movimento - controlla i media, determina i flussi elettorali, compera imprese e sostiene il welfare locale. Insomma un modo del tutto nuovo quello attraverso cui Palmisano ha condotto i presenti alla scoperta di una drammatica realtà fatta di sfruttamento e calpestamento dei diritti umani.

© Riproduzione riservata

Autore: Angelica Vecchio
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