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“Appaltopoli” a Molfetta: dopo il Pd, anche il gruppo “Noi” comincia a prendere le distanze dalla maggioranza del sindaco Minervini, al quale non resterà che dimettersi
L'aula del consiglio comunale di Molfetta
16 giugno 2021

 MOLFETTA – Comincia a delinearsi uno scenario poco edificante per l’amministrazione del sindaco Tommaso Minervini a Molfetta, dopo lo scandalo “Appaltopoli” che ha portato all’arresto di 16 persone fra ex assessori, funzionari comunali e imprenditori.

Dopo il Pd che si accinge a lasciare la maggioranza, anche le liste civiche che fanno riferimento a “Noi” cominciano a prendere le distanze.

Ecco il loro comunicato col quale annunciano la propria indipendenza all’interno del consiglio comunale. Questo vuol dire che si lasciano la libertà di votare anche contro alcuni provvedimenti.

Intanto, mentre tutto crolla attorno a lui, il sindaco Minervini resiste e rimane attaccato alla poltrona, quando servirebbe un atteggiamento più responsabile come scrive il direttore Felice de Sanctis nella rivista mensile “Quindici” in edicola, col suo editoriale “Questione morale e dignità perduta”.

“Noi” nel rivendicare il lavoro fatto per la città, ma sottolineando anche gli errori commessi come quelli relativi all’Ufficio Appalti. Sembra un mea culpa tardivo, e lo ammettono anche loro.

Ecco il comunicato di “Noi”, il gruppo del quale fa parte anche l’assessore Antonio Ancona che è anche vice sindaco e l’ex assessore e consigliere comunale Pasquale Mancini: «È vero, una stagione politica di così grande impegno, che ha visto i suoi uomini e le sue donne lavorare al rilancio della Città affrontando il nemico pandemico (sconosciuto, invisibile, mortale) e le conseguenze locali di una crisi economica epocale, non meritava di finire così. 

 

Siamo ripartiti insieme, sopportato i mille cantieri aperti, ci siamo stupiti per le torri, gioito per il recupero della lama, commossi per il Santo Padre, abbiamo lottato abbracciandoci a distanza, sofferto e gioito con una sola voce imparando ad osservare gli indici di contagio, abbiamo aiutato vecchi e nuovi poveri, conosciuto nuovi eroi e vecchie miserie umane, abbiamo fatto tante, tante cose insieme riportando la Città in pista… ma così sta andando, e il silenzio e l’immobilismo (pur doverosi per il delicato rispetto delle persone coinvolte e per il lavoro degli inquirenti) non sono una misura sufficiente in questo momento.

E allora, lungi da noi considerarci i primi della classe, dobbiamo tracciare la strada, che potrà essere giusta o sbagliata, ma che è nostro dovere tracciare… qualcuno del resto deve pur portarla, questa pietra al parete.

Il garantismo e la fiducia sono la premessa doverosa, un territorio in cui camminiamo sereni, ma saremmo sciocchi a non tener conto dell’esperienza, che ci insegna come la tentazione sia dietro ogni angolo amministrativo.

Dobbiamo fare esattamente come farebbe ogni imprenditore privato previdente che tiene ai suoi affari.

Ci diranno che lo abbiamo fatto tardi, ma meglio tardi che mai.

Dobbiamo togliere occasioni all’uomo.

A Molfetta come ad ogni latitudine.

C’è un peccato originale di debolezza procedimentale, cui va immediatamente posto rimedio: chiediamo al Sindaco di ripristinare nei fatti la centralità dell’Ufficio Appalti e Contratti e del suo ruolo di coordinamento e controllo, contenendo il ruolo dei RUP (Responsabile Unico del Procedimento) eccessivamente enfatizzato negli anni passati e concausa – ferma la presunzione d’innocenza – di confusione, caos, quindi di possibili storture, sempre ad ogni latitudine.

Al nostro Assessore Ing. Francesco de Gennaro chiediamo di limitarsi agli atti di improrogabile e ordinaria amministrazione e continuare ad operare in totale autonomia di coscienza.

In Consiglio Comunale Officine Molfetta torna ufficialmente indipendente (lo eravamo già nei fatti da tempo ma non lo avevamo comunicato formalmente) e voterà su ogni singolo provvedimento senza alcun vincolo di appartenenza.

Se queste posizioni non dovessero essere gradite al Sindaco o al resto della maggioranza non avremo problemi a rimettere i nostri mandati».

A questo punto al sindaco Minervini non resta che constatare di non avere più una maggioranza e trarne le conseguenze. Il suo predecessore Paola Natalicchio lo fece senza indugio e con grande dignità.

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