Speciale: Il Mezzogiorno d'Italia
Aporie napoletane. Sei posizioni filosofiche
NAPOLI - 28.09.2006 Negli ultimi anni Napoli è ridivenuta oggetto di una serie di analisi, ricerche ed inchieste che non sempre si sono caratterizzate per il loro rigore metodologico e documentaristico. Si pensi, ad esempio, al pamphlet di Giorgio Bocca – Napoli siamo noi (2006) – che ha riproposto una serie di luoghi comuni sul capoluogo partenopeo, riportando le contraddizioni che l’attraversano allo stereotipo del paradiso abitato da diavoli, all’immagine oleografica della città paesaggisticamente amena ma eternamente lacerata dall’individualismo anarcoide dei suoi abitanti. Con ciò il giornalista piemontese ripropone una serie di cliches, che, sul piano pratico, non fanno altro che generare pessimismo, rassegnazione e fatalismo. Dall’altro canto, non si tratta certo di contrapporre ad un’immagine negativa della città un’immagine esteticamente positiva, che ne mistifichi, ideologicamente, l’inestetico, al fine di favorire il sistema di potere vigente, che, a sua volta, alimenta la conservazione dell’esistente. Aporie napoletane (A.A. V.V., Aporie napoletane. Sei posizioni filosofiche, Napoli, Cronopio, 2006, pp. 202, Euro 15, 00, ISBN 88-89446-15-3) è il testo edito dalla Cronopio, con il quale la casa editrice tenta un rilancio del dibattito critico sulla città di Napoli, proseguendo, in questo modo, il percorso di riflessione teorico-politica sul capoluogo partenopeo iniziato negli anni Novanta con le pubblicazioni de La città porosa (1992) e Le lingue di Napoli (1994). La finalità del testo è quella di contrapporre ai numerosi stereotipi, sia positivi che negativi, e al fatalismo oggi dominanti, ricerche rigorose e riflessioni filosofiche “creative”, che spieghino le contraddizioni di Napoli sullo sfondo delle trasformazioni globali, onde individuare i sensi di possibili innovazioni. Pertanto, il volume si articola in una serie di interventi che evidenziano le aporie di Napoli, denunciandone le contraddizioni, le povertà e le deprivazioni, ma allo stesso tempo indicando anche dei possibili percorsi di cambiamento. Si susseguono i saggi di Maurizio Zanardi, Gianfranco Borrelli, Bruno Moroncini, Pierandrea Amato, Giuseppe Di Marco e Arturo Martone, che discutono del “caso” Napoli, mettendo a confronto prospettive teoriche diverse ed in alcuni casi divergenti. Nonostante la diversità degli approcci, il filo conduttore del testo è ravvisabile nell’esigenza di attivare nuovi processi di soggettivazione/memorizzazione e nell’immaginare e sperimentare nuove forme di lotte e di politica, forme declinate in senso partecipativo, per consentire alla città di Napoli di scardinare la volta conservatrice ed attivare dei processi di trasformazione sia a livello socio-economico che a livello politico-culturale. Salvatore Lucchese
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