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All’Istituto Vespucci di Molfetta l’imperativo è “speranza” per mettere fine alla violenza
29 novembre 2021

MOLFETTA - L’imperativo è “speranza”. Questo è il messaggio che gli studenti e le studentesse dei settori Nautico e Moda dell’IISS “A. Vespucci” di Molfetta hanno voluto lanciare. “Cambia la storia”: questo lo slogan. Il termine “cambia” può essere inteso come verbo imperativo, modo verbale necessario, indispensabile, per mettere fine alla violenza. Non ci si può voltare dall’altra parte, ora più che mai è doveroso schierarsi contro tutte le forme di violenza. E’ ciò che afferma con forza il dott. Michele Corriero, Presidente Comitato Unicef Bari e Giudice onorario del Tribunale per i minorenni di Bari, e con il dott. Luciano Lopopolo, Presidente nazionale Arcigay sul delicatissimo tema della parità dei generi e della tutela dei minori, dialogando con gli studenti e le studentesse.  

Dialogare, dialogare ed ancora dialogare e riprendere a dialogare, perché solo incontrando ragazze e ragazzi e solo facendo formazione sul dialogo e sull’incontro si possono raggiungere grandi obiettivi. Ne è convinto il Dirigente scolastico dell’I.I.S.S. Vespucci Carmine D’Aucelli che registra la grande partecipazione a questo incontro da lui fortemente voluto.

Il dialogo, non è un’ovvietà affermarlo, scioglie i pregiudizi, annulla le differenze reciproche, predispone all’attenzione verso vittime di violenza, come hanno affermato i relatori. Il dialogo predispone alla speranza, alla risoluzione concreta di problemi. E mente colui che afferma che nulla si può fare se non accettare la realtà. E la dimostrazione è la platea di giovani motivati ad adottare buone pratiche in tutti i contesti. Basta poco ma quel poco è molto per chi vive quotidianamente, è consapevolezza di non essere lasciati soli.

E sicuramente la prof.ssa Rosa Anna Porta, docente dell’I.I.S.S. Vespucci, ne fa il suo pane quotidiano motivando costantemente i “suoi” alunni, perché i docenti non formano solo studenti ma uomini e donne rispettosi, empatici, solidali.

La testimonianza di Rachele Calabrese ha concluso l’incontro. Volontaria dell’Unicef ha ribadito a tutti la necessità di divulgare la condizione femminile in Afghanistan e per esprimere il proprio dissenso verso qualsiasi forma di annientamento della personalità di ogni singola vita.  

Organizzare la speranza, perché la violenza non è un destino. (Cit. prof.ssa Rosa Anna Porta)

© Riproduzione riservata

Autore: Beatrice Trogu
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