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Adele Pardini racconta l’eccidio di Sant’Anna di Stazzema al Classico di Molfetta
Adele Pardini
03 febbraio 2020

MOLFETTA - La voce di Adele Pardini, sopravvissuta alla strage di Sant'Anna di Stazzema, non si spegnerà mai, non dopo l'incontro con la comunità scolastica del Liceo Classico "Leonardo da Vinci" di Molfetta al Duomo di San Corrado, preceduto da un commovente melologo. Quello intitolato "Il suono del silenzio", che ha visto protagonista la stessa autrice, Antonietta Cozzoli, nei panni di Miep Gies, colei che ha permesso alla famiglia Frank di rifugiarsi nella soffitta della fabbrica di loro proprietà, in cui lavorava come segretaria. Solo il primo omaggio del Liceo alla Giornata della Memoria, di cui Anne Frank, con le sue pagine di diario, resta indiscussa testimone.

Insieme ad Adele e alla sua forza, nell'impegno per diffondere un profondo messaggio di umanità, Graziano Lazzari, segretario Associazione Nazionale Martiri di Sant'Anna e Bernard Dika, Alfiere della Repubblica Italiana.

L'eccidio di Sant'Anna di Stazzema, avvenuto il 12 agosto 1944 ad opera delle truppe nazifasciste, coinvolse donne, anziani e bambini, tra cui la più giovane proprio Anna, la sorella di Adele, che aveva solo 20 giorni. L’11 agosto del ‘44, a Firenze, i partigiani erano riusciti a liberare la città senza ausili esterni, ma il paese difficilmente raggiungibile dell'Alta Versilia, dove avevano trovato rifugio milioni di sfollati, non fu risparmiato in nessun modo.

«Non avevo ancora compiuto 4 anni al momento della strage. Ero una bambina profondamente innamorata della vita che, in quel maledetto 12 agosto, mentre faceva colazione, venne messa al muro assieme agli altri bambini. Le nostre mamme, nel frattempo, cercavano di salvarci la vita. Loro venivano fermate a colpi di pistola, noi a colpi di mitragliatrice. Fu grazie ad una delle mie sorelle maggiori che io riuscii a schivare le pallottole, ma fui ferita al naso. Sembra una storia inventata, ma purtroppo è la verità».

L'intervento di Adele, tanto breve quanto pregnante di significato, si trasforma in uno spunto per tante altre riflessioni.

«Le SS non avevano nessuno scrupolo nell'uccidere coloro che ritenevano deboli, privi di valore, degni di essere eliminati» afferma Lazzari «Karl Gustave Jung diceva che, in casi come quello che ha attraversato la storia nel periodo della Seconda Guerra Mondiale, entrano in gioco delle forze che vanno aldilà del singolo individuo, pronte a manifestarsi nel momento in cui vengono risvegliate. Ma per fortuna ricordiamo anche tanti sacerdoti, tra cui don Innocenzo Lazzari, che non abbandonavano a nessun costo la loro comunità. Il loro motto era “prendete me, ma lasciate in pace loro”».

Una risposta al perché di tutte queste atrocità non è stata ancora trovata, e forse non si troverà mai, ma la testimonianza di Adele Pardini è sicuramente occasione di attribuzione di senso all'accaduto.

A questo proposito è calzante l'intervento di Dika, che invita i suoi coetanei ad un'ampia riflessione sul valore della Costituzione e della Repubblica.

«Il 2 giugno ricorre la Festa della Repubblica, lo ricordiamo ogni anno in memoria del referendum che portò questa forma di governo a prevalere in Italia. Ma spesso dimentichiamo che il 2 giugno del 1946 si votò anche per decretare i membri dell'Assemblea Costituente, senza i quali non saremmo qui oggi. Piero Calamandrei, uno dei più importanti costituenti, paragonava la Costituzione ad una macchina che necessita di carburante. Quel carburante, allora rappresentato dai nostri partigiani, oggi lo rappresentiamo noi. Tocca a noi tramandare la memoria, tocca a noi mettere da parte l'indifferenza e dimostrarci cittadini piuttosto che sudditi, tocca a noi non voltarci dall'altra parte ogni volta che ci accorgiamo di un'ingiustizia. Siamo noi a decidere da che parte stare, perché insieme possiamo semplicemente fare di piú».

Insieme agli ospiti sopracitati, al vescovo Mons. Domenico Cornacchia, alla dirigente scolastica Maria Pia Matilde Giannoccari, alla funzione strumentale ricoperta dalla prof.ssa Emilia de Ceglia e la prof.ssa Eleonora Sciancalepore, che hanno curato l'organizzazione dell'evento con il supporto del giovane Luca Petruzzella, la comunità del "da Vinci' di Molfetta, da sempre attiva nella promulgazione di valori, si è assunta una nuova importante responsabilità.

Una responsabilità che si articola in tre punti: l'ascolto, la non dimenticanza, la promessa di non ripetere.

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