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Ada Rossi, donna di "intelligenza superiore e anima ribelle": se ne è discusso nei giorni scorsi a Molfetta Presentata la biografia scritta da Antonella Braga e Rodolfo Vittori. Incontro promosso dalla Consulta Femminile Comunale e dalla Rete delle Scuole Superiori di Molfetta
Da sinistra, Alina Gadaleta Caldarola, Sara Pisani (presidente della Consulta Comunale Femminile), Antonella Braga, l'assessore Angela Panunzio, Maddalena De Fazio (Rete delle Scuole Superiori di Molfetta)
19 ottobre 2018

MOLFETTA - «Ho fatto quello che era normale»: con questa disarmante frase Ada Rossi amava commentare il suo impegno per l’antifascismo, la democrazia, la libertà, la giustizia.

Alla vita coraggiosa di Ada Rossi è stato dedicato l’incontro promosso dalla Consulta Femminile del Comune di Molfetta e dalla Rete delle Scuole Superiori della nostra città, incontro al quale sono intervenute la docente e ricercatrice Antonella Braga e gli assessori Angela Panunzio e Sara Allegretta.

Punto di partenza della conversazione, introdotta da Alina Gadaleta Caldarola, è stato il libro “Ada Rossi”, biografia di una donna dalla grande personalità, capace di scelte controcorrente firmata dai docenti e ricercatori Antonella Braga e Rodolfo Vittori.

La protagonista, spesso ricordata semplicemente come moglie di Ernesto Rossi (economista, antifascista, politico – tra i padri dell’ideale europeista), di cui ha condiviso ideali ed esperienze. In realtà è stata ella stessa un “soggetto politico autonomo”: giellista (aderente al movimento politico Giustizia e Libertà, fondato a Parigi da un gruppo di esuli antifascisti e il cui leader fu Carlo Rosselli, allievo di Gaetano Salvemini. Quest’ultimo fu l’ispiratore del gruppo e contribuì alla nascita del movimento), azionista (aderente al Partito d’Azione, nel quale – nel 1942 – confluì il movimento Giustizia e Libertà), federalista europea, radicale.

Nata nel 1899 in provincia di Parma, figlia di un ufficiale dell’esercito, Ada conseguì il diploma magistrale ma volle proseguire gli studi, scegliendo la facoltà di Scienze matematiche e fisiche, scelta particolarmente insolita per i tempi (Ada si laureò nel 1924 – anno del delitto Matteotti). Maturò una convinta scelta antifascista, scaturita dal rifiuto della violenza di cui era stata testimone (due episodi di pestaggio ai danni di antifascisti, in uno dei quali – tra l’altro – perse la vita uno studente dell’università di Pavia).

Dopo la laurea e i primi anni di insegnamento, conobbe Ernesto Rossi. Ne condivise l’impegno politico e nel 1931, dopo la condanna dell’economista a 20 anni di carcere come dirigente di GL in Italia, lo sposò: fu, ancora una volta, una scelta non facile, che ebbe notevoli conseguenze sulla sua vita.

Ma non si tirò indietro, anzi, divenne una presenza importante per il marito e per coloro che condividevano la vita carceraria. Durante il confino di Rossi a Ventotene, dovette occuparsi del sostentamento del marito e lo raggiunse ogni volta che il suo lavoro lo consentiva. Fu quello il periodo in cui si instaurò quel sodalizio intellettuale tra Ernesto Rossi, Arturo Spinelli ed Eugenio Colorni che portò alla redazione del “Manifesto per un’Europa libera e unita”. Furono proprio le donne (le sorelle di Spinelli, la compagna di Colorni e la stessa Ada) a contribuire alla diffusione del manifesto e allo scambio di riflessioni che portarono alla nascita del Partito d’Azione.  Per la sua attività, nel 1942, Ada venne, a sua volta, condannata al confino.

Il suo impegno politico non si esaurì con la fine della dittatura ma proseguì con importanti battaglie a favore del federalismo europeo, candidandosi con il Partito Radicale, di cui condivideva i valori della laicità, dell’anticlericalismo.

Aneddoti, documenti, testimonianze sono racchiuse nell’agile e coinvolgente testo che ci parla di una donna, definita “femminista ante litteram”, una docente (di matematica e di antifascismo) che: «non amava esporsi in pubblico, salire sul palco di convegni e congressi come oratrice; provava un’irriverente insofferenza verso il troppo parlare quanto contava invece l’agire”. Un volume pubblicato nell'ambito della collana NOVECENTODONNE, diretta da Luisa Steiner, iniziativa editoriale che intende puntare i riflettori su donne che, spesso solo con le piccole azioni quotidiane, con i loro gesti, con le loro idee, hanno cambiato la nostra società.

Il dibattito non poteva non cogliere analogie tra gli anni vissuti da Ada e il mondo contemporaneo, rimarcando l’importanza del sogno di una Europa unita.

Non a caso, nella stessa serata, nelle sale di palazzo Giovene è stata allestita la mostra “Le madri fondatrici dell’Europa”, curata da Maria Pia Di Nonno, giovane dottoranda pugliese. Una esposizione in cui si parla di donne come Ada Rossi, Ursula Hirschmann, Luise Weiss, Simone Weil, Sophie Scholl o Sofia Corradi, solo per citarne alcune.

Rimarcata la centralità dello studio della Storia nella formazione. Antonella Braga, infatti, nella mattinata successiva, ha incontrato gli studenti delle scuole superiori (molti anche gli studenti intervenuti alla serata).  Nelle prossime settimane, inoltre, la mostra farà tappa in tutte le scuole superiori della nostra città.

@Riproduzione riservata

Autore: Isabella de Pinto
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