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Abbandono delle donne in gravidanza a Molfetta, una lettrice scrive a “Quindici”
06 febbraio 2021

 MOLFETTA - «Gentilissimi, con la presente voglio denunciare lo stato di totale abbandono in cui versano le donne in gravidanza nell’area dell’ASL di Bari, in particolare per quanto concerne il consultorio di Molfetta.

A causa dell’emergenza Covid sono stati sospesi i corsi preparto dal vivo, questo ovviamente nell’ottica di massima tutela delle future madri e delle operatrici del settore. Tuttavia non sono state pensate e attrezzate le strutture e le ostetriche di strumenti adeguati per fornire un’alternativa on line adeguata.

Attualmente sono all’ottavo mese di gravidanza e già a settembre avevo contattato il consultorio di Molfetta per il corso di accompagnamento alla nascita ricevendo come risposta che sarei stata ricontattata appena possibile in vista proprio dell’attuale situazione particolare di emergenza.

Al momento è iniziato il corso di accompagnamento alla nascita solo grazie all’estrema passione, disponibilità e dedizione delle ostetriche presenti che mettono a disposizione i propri strumenti al fine di fornire un servizio adeguato. Tutto ciò perché l’ASL di Bari non si preoccupa di fornire un pc adeguato, una linea internet sufficiente che consenta l’adatto svolgimento del corso on line.

Ritengo vergognosa questa situazione in quanto non solo siamo donne che affrontano la gravidanza in un’epoca storica particolare come l’emergenza pandemica che stiamo vivendo, ma siamo future mamme che devono rinunciare al corso in presenza ripiegando sull’alternativa on line con le ovvie differenze in termini di contenuti e condivisione che ciò comporta. Se a questo aggiungiamo delle oggettive problematiche tecniche e tecnologiche per insufficienza di dispositivi adeguati a tale scopo, siamo completamente abbandonate a noi stesse.

Se non fosse, quindi, per la meravigliosa dedizione delle ostetriche che mettono a disposizione i propri strumenti, non avremmo neanche quel minimo di aiuto in un percorso che invece necessita assolutamente della presenza di una figura fondamentale come quella dell’ostetrica.

Se una società di basa sull’attenzione posta alla salute e, in particolare, alla cura nei confronti di una nuova vita, non posso che dirmi assolutamente demoralizzata nel dover subire questa situazione.

L’ASL di Bari, le istituzioni e chi ne ha competenza, devono in maniera improrogabile ed imprescindibile farsi carico di questo problema. Si tratta di un diritto di tutte le donne in attesa, si tratta del diritto di avere le informazioni adeguate, di sentirsi affiancate nel percorso che porta alla nascita di una nuova vita e questo non può essere considerato un problema irrilevante».

Valentina Patimo

 © Riproduzione riservata

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