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A Molfetta, città sporca e puzzolente, l’assessore Caputo decide di ricorrere ai fiori per coprire i cattivi odori. E propone: cittadini trasformati in giardinieri
25 ottobre 2018

MOLFETTA – Sembra che il Comune di Molfetta sia stato preso da un’insolita passione per le piante da vaso che piazza dovunque. Ora è la volta del centro storico, dove l’assessore Mariano Caputo, annuncia di voler piazzare ben 120 piante di ciclamini rossi e bianchi, nell’ambito del progetto “Un fiore per la città” promosso dall’amministrazione di destracentro.

Ne dà notizia l’addetta stampa del Comune che, per la verità sembra più l’ufficio stampa dell’assessore ai lavori pubblici, al quale concede da sempre spazi anche sulla “Gazzetta”, esaltandone le capacità e le… virtù amministrative.

Per fortuna che, grazie al super attivismo dell’assessore, per questo da “Quindici” definito “cantiere perenne”, la città è sempre un cantiere su tutti i fronti, per dimostrare ai cittadini che questa amministrazione è sempre al lavoro.

Peccato che molte di questa iniziative si rivelino inutili e soprattutto non prioritarie rispetto ad altre, una per tutte la chiusura delle buche nelle strade che restano dissestate. A ciò si aggiunge lo spreco di denaro pubblico perché, nel caso dei fiori, la scelta non solo si rivela poco adatta (ma chi è il consulente floricolo dell’amministrazione?) nella scelta delle piante che appassiscono poco dopo, vedi quelle di Corso Umberto.

A tal proposito abbiamo notato che, nei vasi di Corso Umberto, sono state rimesse piante sempre della stessa specie di quelle appassite in precedenza, sicuramente perché non adatte e anche perché non vengono innaffiate. Se questo è un modo per far lavorare vivai e giardinieri, basta dirlo chiaramente: si tratta di una scelta keynesiana. Se l’assessore non sa di cosa si tratta, lo spieghiamo a lui e ai cittadini poco esperti di economia.

Il grande economista britannico John Maynard Keynes diceva che, in periodo di crisi, lo Stato dovrebbe pagare i lavoratori disoccupati per scavare una gigantesca buca e poi riempirla. In questo modo i lavoratori avrebbero un salario e potrebbero spendere. Sembra proprio in linea con gli attuali precetti salviniani (così nobilitiamo il “ruspa”). Peccato che questa teoria, proposta negli anni ’30, oggi non sia più efficace in un’economia globalizzata e con dinamiche più complesse rispetto al passato, per la presenza di nuovi fattori. Infatti, non basta dare soldi in modo assistenziale ai cittadini, come gli 80 euro di Renzi o il reddito di cittadinanza di Di Maio, per far aumentare i consumi. Ma ogni amministratore si regola come crede, soprattutto quando va a caccia di voti e di popolarità nell’egolatria smisurata dei nostri giorni.

Tanto con la logica di indebitarsi all’infinito, si riesce ad andare avanti e a dare l’idea di costruire “la rinascita di Molfetta”, come pomposamente proclama in ogni occasione il sindaco Minervini. Poi saranno quelli che verranno dopo a dover sanare i debiti facendoli pagare ai cittadini con più tasse, perché c’è il rischio che una finanza allegra porti la città sull’orlo del dissesto, come è avvenuto in passato.

Amministrare spendendo, è facile, ma non possono farlo coloro che si autoproclamano “esperti” e che dovrebbero, invece, essere in grado di amministrare economizzando, ma in una giunta ciambotto di destracentro, occorre soddisfare tutti gli interessi politici delle liste civiche e soprattutto dei personaggi che le rappresentano e che le hanno create come partiti personali utili a catturare voti e andare al governo della città.

A proposito dei vasi di fiori, l’ufficio propaganda del Comune (pardon, l’ufficio stampa dell’assessore Caputo) ci informa con i soliti comunicati (che consigliamo di rileggere prima di inviarli, almeno per togliere i… refusi) che i vasi «saranno posizionati lungo le principali vie del centro storico (sperando che poi lascino spazio al passaggio delle macchine per la pulizia delle strette stradine). In primavera le piante di ciclamino (se non saranno appassite prima) verranno sostituite da quelle di geranio che, con il freddo, non potrebbero sopravvivere (mentre con le temperature attuali resisteranno? ndr)».

Ma l’assessore “cantiere perenne” avverte i cittadini di non distrarsi perché «non è escluso che nel prossimo futuro, si possa procedere con un incremento del numero delle piante. Ci piacerebbe – precisa Caputo - che fossero gli stessi abitanti ad adottarle (i cittadini trasformati in giardinieri: geniale! ndr) così da contribuire tutti insieme a rendere più bella la città anche per i turisti che in numero sempre maggiore fanno tappa a Molfetta».

A questo punto perché non prevedere una “tassa sui fiori” per contribuire a rendere più bella la città? O non sarebbe, forse, più utile cominciare a pulire le strade sporche e puzzolenti ammenoché, l’operazione dei fiori non serva a nascondere i cattivi odori? Sinceramente questa sarebbe un’altra idea geniale dell’assessore il quale non riuscendo a garantire la pulizia della città decide di riempirla di fiori, come quelle persone che, sull’esempio dei francesi del Seicento, Re Sole in primis, non si lavandosi si …riempiendosi di deodoranti e profumi nella speranza di coprire i cattivi odori.

Hai capito l’assessore? E poi dici che non ha fantasia! La fantasia al potere (leggete, sull’ultimo numero della rivista “Quindici” che trovate in edicola, “Il Potere senza volto”, editoriale del direttore Felice de Sanctis).
E’, forse, questo il rinascimento a cui fa sempre riferimento il sindaco?

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