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Speciale: Il Mezzogiorno d'Italia
Alfredo Niceforo. La teoria delle due civiltà e il federalismo razziale (I parte)
NAPOLI - 14.6.2008 Uno dei temi principali dell’attuale dibattito politico riguarda il federalismo fiscale proposto dalla Lega di Umberto Bossi. Ma cos’è il federalismo? E all’interno della cultura politica meridionale e meridionalista è possibile rintracciare una tradizione federalista? A partire dal presente articolo saranno presentate le posizione di una serie di studiosi di diverso e talora opposto orientamento ideologico-politico, che hanno posto il federalismo al centro delle loro riflessioni teoriche e delle loro battaglie politiche. A fine Ottocento le teorie della scuola antropologica italiana trovano la loro applicazione più coerente, sistematica ed organica alla questione meridionale nelle ricerche di Alfredo Niceforo, che è l’autore di tre saggi sul Mezzogiorno, direttamente ispirati alla lezione di Ferri, Sergi e Lombroso (foto). I tre saggi in questione sono: La delinquenza in Sardegna; L’Italia barbara contemporanea; Italiani del Nord e Italiani del Sud. A partire da questi testi, Niceforo elabora esplicitamente la teoria razziale delle due civiltà, superiore al Nord ed inferiore al Sud, in base alla quale egli intende giustificare il suo progetto di ampio decentramento, letto, recentemente, come una forma di federalismo razziale. Nel primo dei suoi scritti, Niceforo incentra le proprie ricerche sulla Sardegna, come aveva fatto il suo compagno di “scuola” Paolo Orano, che nel 1896 raccoglie le impressioni del suo viaggio nell’isola in un saggio dal titolo la Psicologia della Sardegna. Niceforo intende dare al suo studio un maggiore rigore scientifico e avvalendosi della statistica giunge a due conclusioni: 1) ogni territorio della Sardegna si caratterizza per una propria forma specifica di criminalità; 2) la Zona delinquente – il Nuorese e l’Alta Ogliastra – dove imperversano il furto, il danneggiamento e la rapina, è il centro di diffusione dei crimini di sangue in tutta l’isola. Dopo avere stabilito i fatti, Niceforo risale alle cause individuandole sia nella razza sia nella storia. Nonostante il fatto che Niceforo faccia riferimento ai fattori storici, secondo lui la causa causarum dei comportamenti delinquenziali rimane la razza, non potendo questa essere modificata né dall’educazione né dalla rottura dell’isolamento. Fattore atavico che Niceforo mutua direttamente da Cesare Lombroso, trasponendolo dal piano dell’analisi dei singoli casi patologici all’analisi di un’intera regione, nella convinzione di svolgere in questo modo un’opera progressista. Niceforo fa osservare che ai diversi tipi di reati corrispondono delle differenze antropologiche, che, secondo lui, sono confermate sia dall’analisi storica che dall’analisi craniale, in base alla quale le razze sono classificate tramite lo studio della forma dei crani. Niceforo adotta questo criterio, ritenendo che “dallo studio dei crani sardi può risultare ancora meglio la grande e continua sovrapposizione delle razze in Sardegna”. Tranne rare eccezioni come quelle della Gallura, secondo Niceforo, i sardi appartengono alla stirpe inferiore la “mediterranea” incline ad una criminalità selvaggia, primitiva, brutale, distinta dalla stirpe superiore la “aria” aliena da comportamenti violenti. Venendo alla proposta di una soluzione per i mali che affliggono la Sardegna, Niceforo la indica nel cambiamento della struttura economica, che a sua volta deve essere favorito dal decentramento politico-amministrativo. Lo studioso siciliano formula la sua prima proposta di decentramento per la sola Sardegna, giustificandola sia in base a motivazioni socio-economiche, l’arretratezza dell’isola, sia filosofiche, l’evoluzionismo spenceriano. Tuttavia, da un punto di vista politico si deve notare che la proposta di Niceforo è generica, tanto nella sua articolazione (quali materie di governo devono essere decentrate, e chi doveva esercitarne l’amministrazione, i comuni le province o le regioni?), quanto nell’indicazione delle forze socio-politiche che dovrebbero sostenerne la realizzazione. Già a partire da questo primo saggio è possibile individuare una caratteristica di fondo del pensiero di Niceforo: il tentativo di conciliare la prospettiva marxista con quella antropologico-razziale. Il ricorso ai fattori storici, economici e razziali nello spiegare la genesi dei fenomeni delinquenziali ne è una palese dimostrazione. Ma tale sintesi è palesemente contraddittoria. In effetti, il riduzionismo biologistico nega la matrice socio-politica della questione meridionale e pur assumendo la tesi della conquista del Sud da parte del Nord la trascriveva da un registro storico ad uno antropologico, dando così ad essa un presunto fondamento “scientifico”, che, contemporaneamente, con la formulazione della teoria della “razza maledetta”, condanna il Mezzogiorno ad una fatale arretratezza. Niceforo, alla stregua degli altri esponenti della scuola antropologica, ritenendo che la razza sia il fattore che determina necessaristicamente il grado di sviluppo dei popoli, non dovrebbe ammettere nessuna soluzione ai problemi del Mezzogiorno e delle isole, ma dovrebbe soltanto limitarsi a riconoscerne l’intrinseca ineluttabilità. Di fatto, al di là delle contraddizioni in cui cade Niceforo, il razzismo della scuola antropologica italiana conduce ad esiti pessimistici, i quali non rimangano confinati nell’ambito teorico, ma incidono sulla realtà contribuendo a plasmarla. Proprio per il loro carattere ideologico, le teorie antropologiche sono funzionali agli interessi delle classi dominanti, che proprio in quegli anni intensificano un distorto processo di modernizzazione che distrugge, paesi, economie e culture. I caratteri e le implicazioni ideologiche riscontrate nel saggio di Niceforo del 1897 sono presenti anche nei due saggi successivi. Salvatore Lucchese
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