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“Report” sul doppio incarico sindaco-senatore, c'è anche Azzollini di Molfetta
22 marzo 2010

MOLFETTA - SSP, lo chiamano così a Molfetta i suoi cittadini, soprattutto nei commenti del nostro quotidiano “Quindici on line”. Stiamo parlando del sindaco-senatore-presidente (della commissione bilancio di Palazzo Madama) Antonio Azzollini (nella foto durante l'intervista di Bernardo Iovine VEDI LA FOTO GALLERY).

Ieri sera la trasmissione televisiva Report di Raitre di Milena Gabanelli ha dedicato il servizio “Gli sdoppiati” a cura del giornalista Bernardo Iovene proprio al sindaco di Molfetta e al suo doppio o meglio triplo incarico (VEDI IL SERVIZIO RAI   http://www.youtube.com/watch?v=vp1iNJGnYQQ)
Molfetta così ancora una volta è assurta alle cronache nazionali certamente non per un primato positivo. Anzi. Di questo problema ne aveva già parlato il settimanale L’Espresso nel numero del 22 febbraio scorso (http://espresso.repubblica.it/dettaglio/doppia-poltrona/2121494//2) citando anche Azzollini e ricordando che Marco Follini, senatore del Pd e presidente della Giunta delle elezioni a Palazzo Madama, sta conducendo una battaglia per sanare la piaga dei doppi incarichi in Parlamento, presentando un disegno di legge bipartisan (http://espresso.repubblica.it/dettaglio//2121499/&print=true).
Il collega Bernardo Iovene nel suo servizio ha messo in evidenza l’assurdità del doppio incarico, proibito fino al 2002 per i sindaci delle città con oltre 20mila abitanti, ma poi consentito grazie ad una interpretazione della legge (definita “Cammarata” dal nome del parlamentare siciliano per il quale si verificò la prima volta il caso del doppio incarico), che ha cancellato l’incompatibilità permettendo la doppia carica, con la sola condizione della perdita dello stipendio di sindaco di circa 5-6mila euro (non quello di parlamentare, si badi bene, che si aggira intorno ai 13mila euro).
Dal servizio di Report si scopre che a ricoprire il doppio incarico nel Parlamento italiano, sono solo deputati e senatori del Popolo della Libertà, quasi a confermare come il rispetto delle regole sia solo un optional per questa forza politica. Del resto il buon esempio viene dall’alto, dal premier Silvio Berlusconi che della violazione delle regole ha fatto uno stile di vita e di governo.
Ricordiamo che Antonio Azzollini nel 2008 si dimise da sindaco per candidarsi al Senato, facendo commissariare il Comune (nella trasmissione della Gabanelli, dice che chi ha commissariato il Comune è stato il Prefetto, perché lui non ha questo potere, ma se lui non si fosse dimesso, non avrebbe consentito questa procedura obbligatoria). Poi, una volta eletto, si è ripresentato alle lezioni comunale, facendosi rieleggere come sindaco, beneficiando così dell’interpretazione “Cammarata”.
Il collega Iovene ha incalzato più volte Azzollini sul doppio incarico, e sul fatto che non è possibile svolgere bene due compiti o meglio tre, come la presidenza di una delle commissioni più operative del Parlamento.
Azzollini ammette che è «particolarmente faticoso» svolgere il triplo incarico ma aggiunge che «la politica non è un lavoro, è un’attività ed è anche un’inclinazione personale. Uno sceglie di sacrificarsi per tutta la settimana ed è una scelta che affida alla sovranità popolare». Del resto ha anche una valida giustificazione a favore del suo Comune: «tantissimi sindaci ogni settimana si recano a Roma per un certo tempo proprio per reperire finanziamenti. Io non devo nemmeno girare molto per Roma, ho un leggero vantaggio di poterlo fare anche nel Senato». Più semplice di così, più vantaggioso di così. C’è da dire che, forse, se si avesse potuto aggiungere l’incarico di ministro, al quale aspirava, Azzollini avrebbe potuto fare molto di più per Molfetta. Insomma, i suoi cittadini – sembra dire il senatore – devono rendergli gratitudine per il doppio incarico. Un esempio per tutti: i milioni ottenuti per il nuovo porto di Molfetta, ai quali un semplice sindaco non avrebbe mai potuto aspirare. La politica è anche questo. Forse, soprattutto questo.
 
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Autore: Paolo Marzocca
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