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«Adotta un'opera d'arte», restaurato il sant'Antonio del sec. XVII di Molfetta
17 giugno 2012

MOLFETTA - Una speciale iniziativa che chiama a raccolta l’arte e la fede di Molfetta. Questa la considerazione del priore della Confraternita di sant’Antonio di Molfetta, Giovanni de Felice, durante la presentazione del restauro della statua di sant’Antonio di Padova del sec. XVII (foto) all’Auditorium Salvucci del Museo diocesano.
Un evento che rientra nel progetto «Adotta un’opera d’arte», nato nel 2007 per sensibilizzare la partecipazione di singoli e privati nel recupero del patrimonio artistico della diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, grazie a un’idea dell’Ufficio beni culturali e arte sacra. Come ha spiegato Onofrio Grieco della Società Cooperativa FeArt, il progetto ha permesso il recupero della tela «Madonna del Rosario» nella chiesa di san Domenico a Giovinazzo e il dipinto del Porta «Flagellazione del Cristo» alla chiesa di san Pietro. Il restauro del sant’Antonio del sec. XVII è stato incentivato dai contributo di alcuni privati e della CEI, in collaborazione con la Confraternita di sant’Antonio
A settembre sarà pubblicato il volume che racchiuderà lo studio storico della devozione al santo patavino e le note storiche sulla statua restaurata, con le varie rappresentazione iconografiche presenti nella diocesi. Saranno presenti gli interventi di mons. Luigi de Palma, archivista generale dell’Archivio diocesano di Molfetta, dello storico Corrado Pappagallo, redattore di Quindici, e del dott. Francesco di Palo, storico dell’arte, con una scheda tecnica del restauro realizzato dalla ditta Annamaria e Giuseppe Chiapparino.
Intervento centrale della presentazione del restauro, l’iconografia di sant’Antonio in Italia e, in particolare, nella diocesi. Patrono e compatrono in ben 16 centri di Puglia, terzo in graduatoria, anticipato dalla Madonna e da san Rocco, sant’Antonio ha una particolare iconografia, descritta dal dott. di Palo: simboli che esprimono sia una caratteristica della sua personalità (funzione di memoria), sia i doni e le qualità che gli ha attribuito la devozione popolare (funzione simbolica).
L’immagine più diffusa rappresenta Antonio nelle sembianze di un giovane religioso, con Gesù Bambino fra le braccia e un giglio in mano: ilGesù Bambino, che ricorda la visione che Antonio avrebbe avuto a Camposampiero, esprime anche il suo attaccamento all'umanità del Cristo e la sua intimità con Dio, mentre il giglio è simbolo della purezza e della lotta contro il demonio. L’immagine più antica e più vicina alla realtà è, però, rappresentata dal libro, allegoria della scienza, della dottrina, della predicazione e dell’insegnamento sempre ispirato al alla Bibbia.
In alcuni casi, al posto del libro, possono essere dipinti o il pane (carità verso i poveri) o la fiamma, che indica l’amore del santo per Dio e per il prossimo. Numerosi ex voto sono a forma di cuore e, ancora in tempi vicini a noi, il reliquiario per l'apparato vocale (faringe) ritrovato intatto fra le reliquie di Antonio è stato eseguito in forma di fiamma.
Infine, i tratti giovanilirichiamano ancora l’idealità, la purezza, la bontà del santo e il saio francescano(bruno o nero) ricorda la sua appartenenza all'ordine francescano.
Il restauratore, Giuseppe Chiapparino, ha illustrato le varie fasi del restauro, sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico della Puglia.
La scultura, in legno policromo scolpito a tutto tondo, versava in un pessimo stato di conservazione perché attaccata dagli insetti xilofagi (era stata conservata nel Duomo). I parassiti avevano riattaccato il legno, nonostante il trattamento di disinfestazione e consolidamento nel 1999 presso i laboratori dell’ENAIP. Il supporto ligneo era lacunoso e friabile in più punti: le dita di entrambe le mani presentavano numerose mancanze dovute proprio ai danni meccanici e favorite dalla perdita di resistenza meccanica del legno. Questo aveva provocato anche il sollevamento e la caduta della superficie decorata (il cosiddetto “estofado de oro”), tale da richiedere un urgente intervento di fissaggio e consolidamento degli strati preparatori, iniziato e non ultimato sempre nel 1999.
La statua era anche priva del Gesù bambino e del giglio, oltre ad aver subito nell’Ottocento un pessimo restauro, risoltosi nella ridipintura integrale del manufatto, con alcune integrazioni di cartapesta (punti di attaccatura del retro alla mantellina).
Nel 2009, come ha spiegato il restauratore, è iniziato l’intervento di restauro conservativo, articolate in varie fasi: protezione e isolamento della pellicola pittorica, messa in sicurezza dei sollevamenti dell’imprimatura, ricognizione delle superfici, revisione della precedente pulitura, rimozione della base in abete (poi sostituita con un basamento ligneo) disinfestazione consolidamento delle fibre legnose. Infine, il restauro estetico.
 
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Autore: Angelica Vecchio
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